Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Recensione a cura di Sara Valentino
La storia narrata, in maniera magistrale da Emma Pomilio, in questo romanzo storico è la Storia dei Tarquini, i re etruschi.
Roma in questo periodo storico, il VI secolo a.c., viene quindi dipinta e presentata facendo attenzione alla situazione geopolitica del tempo. Siamo in un momento storico in cui Roma inizia ad affacciarsi sul mediterraneo, si avvia il dominio dei Tarquini. Il quadro si completa con una particolare attenzione ai commerci, alle opere pubbliche a cui loro si dedicarono.
“Dobbiamo comprendere che la ricchezza eccessiva corrompe, e accogliere tanti popoli diversi introduce credenze e abitudini estranee, che adesso sembrano novità e progresso, ma in un secondo momento indeboliranno Roma…”
Attraverso le vicende dei personaggi, alcuni storicamente esistiti, altri solo tramandati come leggende, anche noi possiamo aprire una finestra e osservare i colli di Roma antica.
Grazie allo studio storico di Emma Pomilio e alle ricerche archeologiche, che ogni giorno possono raccontarci un pezzetto del passato, anche i neofiti sull’argomento, come la sottoscritta, hanno la possibilità di conoscere parte della nostra bella Storia.
Le vicende prendono vita con Lucumone che i posteri conosceranno come Tarquinio Prisco, nato a Tarquinia da madre etrusca e padre greco. Proprio in conseguenza delle sue origini paterne trovando difficile a Tarquinia poter accedere a cariche pubbliche, emigra dunque con la moglie Tanaquil a Roma.
La stessa Tanaquil conquistata con astuzia, in quanto già promessa al principe Murinas, è una meravigliosa donna, amante, moglie e veggente. La loro unione indissolubile, il loro amore e la loro devozione per Roma traspaiono leggendo e giungono fino a noi con la stessa intensità che credo abbiano avuto al tempo.
“Non far capire a nessuno cosa hai in mente, amore mio è pericoloso”

Affresco dalla Tomba François di Vulci raffigurante la liberazione di Celio Vibenna; il personaggio a sinistra è Macstarna, poi re di Roma col nome di Servio Tullio.
Un periodo di guerre, sanguinose battaglie e congiure oscure quello che re Tarquinio vive, durante una di queste farà la conoscenza della bella Ocrisia che sarà fatta prigioniera e condotta a palazzo come serva.
Un buon Re deve pensare al suo regno, ai suoi figli e ai suoi tesori.
Un servo, Servio Tullio, su cui Tarquinio ha messo gli occhi riponendo in lui le speranze per il futuro, viene inviato alla scuola di Vibenna per imparare l’arte della guerra, ma questo “favore” a qualcuno non piacerà..
“Si sa che Fortuna ti può portare in alto, ma se non sai assecondarla, cambia idea, ti getta nel fango..”
Purtroppo per raggiungere qualcosa di molto grande bisogna inevitabilmente sacrificare molto e credo questo sia un meraviglioso, seppur doloroso, insegnamento. L’amore, le promesse non mantenute, i sacrifici alle divinità, le preghiere alla dea Fortuna, la fedeltà incondizionata, il sesso, il tradimento, il sangue a fiumi… tutti ingredienti che mescolati rendono questo romanzo una delizia per palati raffinati. Se ne esce arrichiti di conoscenze e di insegnamenti.
“Ricorda, nessun discorso ispirato li farà devoti a te; un discorsetto è indicato, ogni tanto, ma devi conquistarli con l’esempio”
Questo è un piccolo grande insegnamento che vale anche per tutti noi, l’esempio e i fatti valgono più di mille parole e nascondersi dietro a elogi e parole al vento alla lunga stancano e sfaldano i rapporti. Anche la tacita accettazione degli uomini del tempo verso il fato, destino e volere degli dei l’ho potuta apprezzare rapportata a quell’epoca di certo, ma anche fatta mia.
Dedicarsi alle passioni, agli ideali a ciò in cui si crede, agli affetti, sempre senza demordere e prima che sia troppo tardi.
Un romanzo appassionante, dai toni a volte placidi e altre incalzanti, letto con la giusta calma necessaria per assimilare tutta questa importante, oscura e densa porzione di Storia.