Sara Valentino

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Io, Tituba strega nera di Salem / Maryse Condé ; traduzione di Maria Adelaide Mori

Recensione a cura di Sara Valentino

Quanto accadde a Salem nel 1692 è rimasto nella nostra memoria collettiva come un triste e drammatico ricordo. Ne ho letto spesso in vari romanzi e saggi con riportati i processi veri e propri.

Maryse Condè in questo suo romanzo del 1992, da pochissimo riproposto in questa nuova edizione dalla casa editrice Giunti a seguito anche del premio vinto (nel 2018 Nobel alternativo per la letteratura), ci racconta una storia che parte da più lontano. Parte da un imprecisato giorno quando Abena sedicenne dalla pelle nere viene violentata su una nave, la Christ the King, e poi acquistata come schiava. Nacque da questa violenza la piccola Tituba. “C’è molto sporco qui. Non avevo più voglia di vivere, per me la vita era una pozzanghera d’acqua nera da evitare.”

Non passerà molto tempo e Abena sarà impiccata, la prima delle innumerevoli tragedie che solcheranno la vita di Tituba. Sarà affidata a Man Yaya una vecchia curatrice con poteri medianici, sarà lei a crescere e istruire la giovane Tituba finchè il cielo glielo consentirà, sarà lei a insegnarle a curare, a guardare con gli occhi del cuore e a vedere oltre il velo della vita.

“Si allontanò, non senza che io cogliessi l’espressione di tristezza che le era calata sul volto. Senza dubbio vedeva a quel punto l’inizio del compiersi del mio destino. La mia vita, fiume che non potrà mai essere interamente deviato”

Tutto il romanzo è permeato della struggente situazione in cui i neri erano costretti a vivere, la schiavitù.
Segue
http://septemliterary.altervista.org/io-tituba-strega-nera-di-salem-di-maryse-conde/

I Tarquini - Emma Pomilio

Recensione a cura di Sara Valentino
La storia narrata, in maniera magistrale da Emma Pomilio, in questo romanzo storico è la Storia dei Tarquini, i re etruschi.
Roma in questo periodo storico, il VI secolo a.c., viene quindi dipinta e presentata facendo attenzione alla situazione geopolitica del tempo. Siamo in un momento storico in cui Roma inizia ad affacciarsi sul mediterraneo, si avvia il dominio dei Tarquini. Il quadro si completa con una particolare attenzione ai commerci, alle opere pubbliche a cui loro si dedicarono.
“Dobbiamo comprendere che la ricchezza eccessiva corrompe, e accogliere tanti popoli diversi introduce credenze e abitudini estranee, che adesso sembrano novità e progresso, ma in un secondo momento indeboliranno Roma…”
Attraverso le vicende dei personaggi, alcuni storicamente esistiti, altri solo tramandati come leggende, anche noi possiamo aprire una finestra e osservare i colli di Roma antica.
Grazie allo studio storico di Emma Pomilio e alle ricerche archeologiche, che ogni giorno possono raccontarci un pezzetto del passato, anche i neofiti sull’argomento, come la sottoscritta, hanno la possibilità di conoscere parte della nostra bella Storia.
Le vicende prendono vita con Lucumone che i posteri conosceranno come Tarquinio Prisco, nato a Tarquinia da madre etrusca e padre greco. Proprio in conseguenza delle sue origini paterne trovando difficile a Tarquinia poter accedere a cariche pubbliche, emigra dunque con la moglie Tanaquil a Roma.
La stessa Tanaquil conquistata con astuzia, in quanto già promessa al principe Murinas, è una meravigliosa donna, amante, moglie e veggente. La loro unione indissolubile, il loro amore e la loro devozione per Roma traspaiono leggendo e giungono fino a noi con la stessa intensità che credo abbiano avuto al tempo.
“Non far capire a nessuno cosa hai in mente, amore mio è pericoloso”

Affresco dalla Tomba François di Vulci raffigurante la liberazione di Celio Vibenna; il personaggio a sinistra è Macstarna, poi re di Roma col nome di Servio Tullio.
Un periodo di guerre, sanguinose battaglie e congiure oscure quello che re Tarquinio vive, durante una di queste farà la conoscenza della bella Ocrisia che sarà fatta prigioniera e condotta a palazzo come serva.
Un buon Re deve pensare al suo regno, ai suoi figli e ai suoi tesori.
Un servo, Servio Tullio, su cui Tarquinio ha messo gli occhi riponendo in lui le speranze per il futuro, viene inviato alla scuola di Vibenna per imparare l’arte della guerra, ma questo “favore” a qualcuno non piacerà..
“Si sa che Fortuna ti può portare in alto, ma se non sai assecondarla, cambia idea, ti getta nel fango..”
Purtroppo per raggiungere qualcosa di molto grande bisogna inevitabilmente sacrificare molto e credo questo sia un meraviglioso, seppur doloroso, insegnamento. L’amore, le promesse non mantenute, i sacrifici alle divinità, le preghiere alla dea Fortuna, la fedeltà incondizionata, il sesso, il tradimento, il sangue a fiumi… tutti ingredienti che mescolati rendono questo romanzo una delizia per palati raffinati. Se ne esce arrichiti di conoscenze e di insegnamenti.
“Ricorda, nessun discorso ispirato li farà devoti a te; un discorsetto è indicato, ogni tanto, ma devi conquistarli con l’esempio”
Questo è un piccolo grande insegnamento che vale anche per tutti noi, l’esempio e i fatti valgono più di mille parole e nascondersi dietro a elogi e parole al vento alla lunga stancano e sfaldano i rapporti. Anche la tacita accettazione degli uomini del tempo verso il fato, destino e volere degli dei l’ho potuta apprezzare rapportata a quell’epoca di certo, ma anche fatta mia.
Dedicarsi alle passioni, agli ideali a ciò in cui si crede, agli affetti, sempre senza demordere e prima che sia troppo tardi.
Un romanzo appassionante, dai toni a volte placidi e altre incalzanti, letto con la giusta calma necessaria per assimilare tutta questa importante, oscura e densa porzione di Storia.

La Luna è dei lupi : romanzo / Giuseppe Festa

Recensione a cura di Sara Valentino
Ho una predilezione per questo animale: il lupo. Il perché è molto semplice, ammiro il suo saper stare in branco, il rispetto verso i piccoli, le femmine, gli anziani e soprattutto della gerarchia. E’ un animale che ha conservato il suo istinto, è forte e coraggioso, ci è stato sempre dipinto come “il cattivo”. In realtà è un animale che conosce la riconoscenza molto più di come sappiamo manifestarla noi esseri umani.
Giuseppe Festa, in questo romanzo che è una splendida lettura per i nostri ragazzi, ma anche per noi adulti, ci porta tra i boschi dei Monti Sibillini, nel cuore degli Appennini Centrali, in compagnia di un branco di lupi. Rio, un lupo che dopo alcune peripezie, si troverà a dover condurre il suo branco tra pericoli inaspettati: lupi rivali a caccia di territori e umani senza scrupoli.
La narrazione è fluida e ricercata, riesce a condurre il lettore, con il solo uso delle parole tra odori, profumi e il fresco dei boschi.
“Quella notte, gli odori erano carte truccate mischiate da un vento prestigiatore”

“Il cielo infestato di nubi rendeva la notte nera e polverosa”
Grazie alla lettura di questo romanzo, e in compagni del branco di Rio, ho potuto rispolverare i miei vecchi ricordi sulla grotta che, vuole la leggenda, sia stata la dimora della Sibilla, una veggente incantatrice. Attraversiamo insieme ai lupi l’ingresso dell’Antro, crollato da tempo, ma che ci permette un riparo dalle intemperie. Il loro territorio è stato invaso da un branco numericamente più grande, ora non resta che una corsa pericolosa per cercare un nuovo luogo dove crescere i piccoli e cacciare in libertà, ma un lungo nastro nero, percorso da mostri velocissimi con i fari che abbagliano gli occhi, li separa dalla libertà.
Cosa può accadere a un lupo abituato a utilizzare l’istinto, a seguire gli odori e i venti, quando viene catapultato in una città? Per Rio, divenire capo è un onore, ma non sempre esserlo è facile, quasi mai.. le scelte sono difficili, le decisioni da prendere non sempre fanno pace con la coscienza, ma il bene del branco viene prima di ogni cosa, prima dell’onore e prima dell’orgoglio. Un lungo ululato alla luna per chiedere consiglio, a lei che dall’alto li ha sempre protetti sin dalla notte dei tempi.
“Luna, cosa ti abbiamo fatto di male?”
Non tutti gli umani sono uguali, c’è ancora chi ha a cuore la natura. L’amicizia è un valore importante e in questo testo si celebra un sentimento molto forte. A volte semplicemente bisogna essere fiduciosi, anche nel diverso e soprattutto non perdere mai la speranza.

Annabelle - Lina Bengtsdotter

Recensione a cura di Sara Valentino
Un romanzo d’esordio che mi ha rapita letteralmente, catturata sin dalle primissime pagine.
Un thriller nordico, a tinte noir, ambientato in epoca contemporanea a Gullspang, vicino alla più grande e frequentata Stoccolma.
Una ragazzina di soli diciassette anni svanisce nel nulla. Una festa, fiumi di alcol, droga, ragazzi annoiati e spaventati per il futuro inesistente, che sanno di poter avere continuando a vivere a Gullspang.
Annabelle, questo il nome della ragazza scomparsa, ruba un abito azzurro alla madre con cui non ha rapporti idilliaci e va alla festa, quella maledetta festa e semplicemente scompare.
“stava andando nel luogo dove tempo prima si era ripromessa di non tornare più”
Charile, poliziotta con un oscuro passato alle spalle e segreti mai confessati sepolti proprio a Gullspang, viene incaricata di seguire le indagini con un collega.
“Ma chi voleva restare giovane per sempre? Tutti gli adulti che dicono di rimpiangere la giovinezza devono averla dimenticata, oppure sono davvero bacati nel cervello”
Charlie deve ripercorrere il suo passato per riuscire a dare al presente un senso, anche se poi alla fine ogni segreto, anche il peggiore, sembra non avere nulla a che vedere con la sparizione di Annabelle.
Molti, troppi, avrebbero un movente per uccidere Annabelle, inoltre i segreti che vogliono celare al mondo, il loro piccolo mondo, rallentano le indagini.Il tempo stringe, bisogna ritrovare la ragazzina …viva!
“L’amore riesce sempre a rincretinire le persone”
E’ un romanzo che non lascia scampo alla sofferenza, al dolore, un romanzo dove le storie rosee non hanno spazio, è nero come il fondo di un pozzo o di un orrido, come il pozzo che Charlie dovrà attraversare.
“Ripensò alle parole di lui su quanto fosse meravigliosa e stupenda. Stai attenta agli uomini che pronunciano tante belle parole, le aveva detto Betty una volta, Sono i peggiori”
A volte è difficile sopravvivere a una delusione, alle donne piace la favola ma spesso è tutto molto più materiale. Oggetti e via..
Le parole hanno il potere di far volare in alto e allo stesso tempo, con lo stesso ritmo, si piomba a terra, un po’ fracassati, un po’ distrutti e per usare le parole di una nota canzone: ” la vita è come una marea, ti porta in secca o in alto mare.. ”
Alle volte si vince, altre si perde. Alcune volte si ritrova la soluzione, altre no.. Annabelle dove sarà? Morta? Fuggita? Tornerà? Increduli gli abitanti si guardano l’un l’altro, per cercare tra loro il mostro, altre volte si proteggono nonostante tutto.
“Qualche volta si arriva al mare. Prima o poi ci si arriva sempre”

L'ultimo segreto di Botticelli - Lisa Laffi

Recensione a cura di Sara Valentino
La primavera di Botticelli, celebre dipinto a tempera realizzato tra il 1478 e il 1482 per la villa medicea di Castello, è un capolavoro del Rinascimento italiano.
Ma qual è il suo significato? Cela un misterioso enigma che ancora oggi non è stato svelato. Un dipinto che può avere sicuramente una lettura mitologica e una filosofica legata al neoplatonismo e alle dottrine tipiche dell’accademia neoplatonica di Marsilio Ficino.
Proprio attorno a questo dipinto, nell’anno del signore 1526, si svolgono le vicende di cui Lisa Laffi ci narra nel suo romanzo.
L’autrice, con sapienza, mescola verità storica e finzione raccontando la storia di Luce. Giovane rimasta orfana, esperta di erbe, come la madre, trova asilo presso Bianca Riario Sforza, figlia della grande “tigre di Romagna”: Caterina Sforza.
Luce incontrerà, per un caso fortuito, dovendogli curare una brutta ferita, il temutissimo Giovanni delle Bande Nere. Di lui Giovanni Salviati dice: ” Faceva più danno alli inimici lui solo che tutto lo exexercito”. Figlio di Giovanni de’Medici fu l’ultimo capitano delle compagnie di ventura rispettato e temuto dal suo esercito di mercenari.
La sorellastra, Bianca, si trovava, ormai vedova, a dover combattere una battaglia per i diritti su San Secondo contro Bernardo de’Rossi, vescovo di Treviso. Giovanni, in quella che passò alla storia come battaglia di San Secondo, restituì le terre alla sorella.
Bianca però continuerà a tessere la sua trama, seguendo proprio il disegno della “Primavera”.
Tra Luce e Giovanni si viene a creare un’intesa senza paragoni e il loro amore tra “luci” e “ombre” attraversa le pagine di questo romanzo. Romanzo che mette in evidenza gli usi e costumi dell’epoca e conduce il lettore a camminare nel 1500 attraverso le descrizioni meticolose che ne fa l’autrice.
Luce verrà allontanata dal palazzo e data in sposa a un moribondo, ma nulla è come sembra perché tutti i nodi verranno presto al pettine. Non puoi spegnere una luce che vuole sorgere. Luce è il ritratto dell’amore, di quell’amore che può illuminare le giornate e le notti, anche quelle di un capitano di ventura senza scrupoli.
“Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese che passava si accorgeva che mentre l’animo della ragazza era più semplice da leggere, il suo era più complesso e vi conviveva una parte luminosa e una oscura”
E’ un po’ come se l’autrice avesse trovato, con questo testo, il modo per portare al mondo un messaggio di speranza.
“Il mondo di Giovanni si stava lentamente sfaldando ma non c’era modo migliore per cadere nell’oblio che tra le braccia di Luce”
E il dipinto? Quale sarà stato il vero significato? A volte è semplicemente l’angolazione a far differire ciò che vediamo.
“Preferisci una breve vita piena d’imprese per le quali tutte le generazioni a venire ti ricorderanno o una lunga esistenza senza gloria, attorniato dall’affetto dei tuoi cari?”

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