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Giulietta e Romeo: da William Shakespeare / Roberto Piumini ; illustrazioni di Nella Bosnia
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Piumini, Roberto

Giulietta e Romeo: da William Shakespeare / Roberto Piumini ; illustrazioni di Nella Bosnia

San Dorligo della Valle : Einaudi ragazzi, c2002

Abstract: In questa riscrittura del famoso testo teatrale, Roberto Piumini sa trarre da Shakespeare gli elementi più significativi, duraturi e quindi più vicini alla sensibilità del giovane lettore contemporaneo, dalla nascita impetuosa dei sentimenti e delle passioni tipiche dell'età adolescenziale ad una altrettanto forte caratterizzazione dello scavo interiore e dell'analisi psicologica. Età di lettura: da 11 anni.

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Utente 26700
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Mantiene tutto il suo fascino, nello scorrere dei secoli e nelle varie riscritture che ne sono state tratte, la vicenda dei due giovanissimi innamorati (Romeo e Giulietta) resi celebri dalla omonima tragedia di Shakespeare. Nella narrazione di Roberto Piumini la vicenda (che si svolge a Verona, all’inizio del secolo XIV) si apre con un temporale che sorprende Giulietta, mentre è in veglia nella sua stanza, durante una notte di primavera. Poco dopo, un dialogo tra il conte Paride e Romeo, due personaggi ingabbiati in progetti e pensieri piuttosto frivoli, che si comunicano con un linguaggio ricercato, ma non certo evocativo di sentimenti profondi.
La storia ha poi una svolta, quando al ballo che si svolge in casa di Giulietta, Romeo si presenta mascherato, come molti altri invitati, e si innamora a prima vista della giovanissima padroncina (lui non ha ancora vent’anni e lei ne ha poco meno di quattordici). Giulietta è ugualmente conquistata dal fascino che Romeo esercita su di lei; il suo unico cruccio è che le loro famiglie (Capuleti e Montecchi) sono nemiche giurate da più generazioni, come si evince anche nello splendido primo dialogo segreto che i due innamorati hanno nel giardino della casa di lei, rischiarato dalla luna. “Romeo – lei disse alla luna. - Perché sei Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome. Oppure, se non vuoi, giura di essere il mio amore, e io smetterò di essere una Capuleti”. E l’amato replica: “Io ti prendo in parola. Chiamami amore, e sarò battezzato di nuovo. Non voglio più essere Romeo”.
Con la complicità dell’anziana nutrice, Giulietta si allontana nascostamente da casa e giunge al convento di Padre Lorenzo, che li unisce in matrimonio. Ma il destino si mostra subito avverso ai novelli sposi. Trascinato in una lite, Romeo uccide il nobile Tebaldo ed è per questo delitto condannato all’esilio; mentre Giulietta subisce le pesanti insistenze del padre, che la vuole sposa del conte Paride: un matrimonio già fissato anche nella data, da lì a pochissimi giorni. Padre Lorenzo, dopo che anche la vecchia nutrice ha voltato la faccia a Giulietta, rimane l’unica speranza della giovanissima sposa, che si affretta a raggiungere il convento, simulando di volersi confessare prima delle nozze con Paride. Una pozione che dà l’apparenza della morte per quarantotto ore – le suggerisce il frate - potrà salvarla. Dovrà avere molto coraggio: la berrà la sera prima delle nozze, mentre un fidato messaggero avviserà del piano escogitato l’esiliato Romeo, rifugiatosi a Mantova.
Il piano non va a buon fine, come sa bene chi già conosce la trama della tragedia shakespeariana, che si conclude tuttavia con i genitori Montecchi e Capuleti profondamente commossi e finalmente riconciliati.
A tratti il linguaggio è di altissima poesia, ricco di splendide metafore:
-Poi tuoni si erano fatti più secchi, alte urla d’aria che si rompeva, e i fulmini avevano tagliato il buio come graffi giganteschi del Demonio.
-Una dozzina di rondini, alte sopra i camini, cucivano l’azzurro con fili di grido.
-Auguriamoci che queste lame ci siano buone compagne: sempre fedeli al fianco, senza uscire a fischiare e cantare pericolose canzoni.
(Gregorio Curto – 2024-01-17)

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