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Il segreto di Pietramala / Andrea Moro
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MORO, Andrea

Il segreto di Pietramala / Andrea Moro

Milano : La nave di Teseo, 2018

Abstract: Elia Rameau, un giovane linguista di Parigi che gira il mondo per catalogare lingue esotiche, viene inviato a compiere una delicata missione: deve studiare e descrivere la lingua di Pietramala, un borgo isolato sulle montagne della Corsica. Dopo un viaggio in cui sembra che tutto cospiri per impedire il suo arrivo a Pietramala, Elia scopre che il borgo nasconde tre misteri: è stato abbandonato all'improvviso secoli prima, ogni traccia di lingua scritta è stata cancellata e nel cimitero non ci sono tombe di bambini. Cosa tiene insieme queste assenze? Inizia così un viaggio avventuroso che porta Elia in un palazzo di Manhattan per scoprire il segreto della lingua di Pietramala, una lingua che minaccia di tornare a uccidere. Un viaggio che attraversa agguati, fughe, inganni, l'amore per una ragazza bellissima, l'amicizia con due attori di teatro, l'odio per chi violenta la natura umana, la crisi profonda di chi non riesce a risolvere un enigma e una visione del mondo piena di fantasia e di sapori. Un romanzo avvincente che cambia e commuove il lettore, portandolo a conoscere mondi nuovi, lingue dimenticate e amori indimenticabili. Non potevo immaginare che da quella notte tutta la mia vita sarebbe cambiata, che quella che sembrava una trappola si sarebbe rivelata invece una catapulta per l'anima.

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Utente 26700
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Elia Rameau, io narrante dell'imprevedibile avventura che costituisce la trama del romanzo, è un linguista di circa trent'anni, inviato dalla Società per la quale lavora in uno sperduto paesino della Corsica, chiamato Pietramala. Scopo della missione affidatagli è raccogliere informazioni sull'idioma che lì si parla, per completare i dati necessari alla pubblicazione di un certo atlante linguistico. Il viaggio, con partenza da Parigi, si rivela estremamente difficile per Elia, che raggiunge Pietramala solo dopo aver percorso un impervio sentiero sotto una pioggia torrenziale. La sorpresa e il disappunto crescono poi a dismisura quando Rameau trova il paesino totalmente disabitato, anzi abbandonato da molto tempo, a giudicare dallo stato di degrado dei fabbricati. A Pietramala non si trova per altro nessuna traccia di lingua scritta, ad eccezione di una insignificante successione di una cinquantina di lettere capitali incise nell'arco di un portale, dove sono chiaramente leggibili anche i numeri 1721-1723. Il mistero si infittisce poi ulteriormente quando Elia visita il cimitero del paese notando la totale assenza tombe di bambini. L'avventura prosegue poi per il linguista con la consolazione di qualche spiraglio di luce, grazie all'incontro con Clara Maria (una giovane corsa tenera e graziosa), il ritrovamento di un canto nell'estinta lingua di Pietramala, le informazioni ricevute su un collega newyorchese di nome Shannon, che Elia decide di andare a trovare trasferendosi per qualche tempo a Manhattan. Riuscirà il protagonista del romanzo a risolvere il mistero della scomparsa lingua di Pietramala?
Il protagonista del romanzo si fa conoscere rievocando a tratti eventi del suo passato, come la perdita dei genitori quando era ancora bambino, la protezione e l’aiuto avuti da una facoltosa “Signora”, la passione e i dilemmi legati alla professione di linguista, che fanno affiorare a tratti vere crisi di identità. In diverse circostanze emergono poi tratti originali del suo fisico o del suo temperamento, come la mano sinistra con sei dita o l’essere affetto da “escatofobia”, tanto da non poter gustare i pasti se non in una successione inversa delle portate.
Dall’arrivo di Rameau a Manhattan la vicenda si colora sempre più di toni gialli, mitigati solo dalla conoscenza e dall’amicizia che il protagonista strine con Calibano e Ariel, una coppia di giovani attori, impegnati nelle prove per la messa in scena del dramma La Tempesta di Shakespeare.
La passione per le lingue e la vivacità della mente dell’io narrante si notano bene nel modo in cui egli osserva la realtà ed esprime i suoi sentimenti, ricorrendo spesso a metafore e similitudini. Ecco, ad esempio, la riflessione suscitatagli da un semplice “mi fido” pronunciato a un taxista, incontrato occasionalmente:
"Ci sono momenti in cui sputiamo fuori parole che contengono soluzioni, senza accorgerci che sono soluzioni. Le soluzioni, infatti, non vengono sempre partorite da atti coscienti; si generano e maturano tra scatti di consapevolezza emersi quando non te li aspetti in momenti inerti; affiorano e all’improvviso riscappano, appena cerchi di afferrarle, come pesci in uno stagno poco profondo; le coviamo nella mente tra pensieri infestanti e poi un giorno, magari nelle parole svogliate dette a un taxista, si presentano enormi e sorprendenti, al pari di nuvole sontuose in un cielo d’estate, come qualcosa che non è davvero nostro. 'Mi fido', gli avevo appena detto. 'Mi fido', ripetei senza farmi sentire, sussurrando".
(Gregorio Curto_2021-09-24)

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