Community » Forum » Recensioni

C'è speranza?
5 1
Carrón, Julián

C'è speranza?

Milano : Nuovo mondo, 2021

Abstract: In questo volume il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione affronta una delle domande più diffuse in questo tempo dominato dall'incertezza: «C'è speranza?». L'impatto con la durezza della realtà ha fatto emergere tutto il proprio bisogno umano. Anche e forse ancora di più in questi tempi drammatici, il cuore di ciascuno non si accontenta di risposte parziali e grida il desiderio di qualcosa che sia veramente all'altezza della sfida. «Un imprevisto è la sola speranza», diceva Montale. Nella storia è risuonato l'annuncio di questo imprevisto che ha fatto sussultare i primi che incontrarono Gesù. Da allora il seme della speranza è entrato nel mondo e continua a mettere radici in persone incontrando le quali il cuore si riaccende e si rianima. Ci si trova addosso una «strana positività» e l'audacia di sfidare il male, il dolore e perfino la morte in forza di una esperienza presente.

32 Visite, 1 Messaggi
Utente 26700
42 posts

“Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”. Con queste parole inizia la riflessione di J. Carron nel volume C’è speranza? Il fascino della scoperta, dove le sfide dei nostri giorni (particolarmente quelle legate alla pandemia di Covid-19) si intrecciano con le domande fondamentali dell’uomo di ogni tempo, relative al senso della vita, al perché della sofferenza, alla ricerca della verità.
Il primo capitolo documenta lo smarrimento dell’individuo posto davanti alla paura del contagio e della morte e i diversi modi di reagire a questa paura: si può infatti reagire con l’ingenuo ottimismo di chi pensa che “andrà tutto bene”, confidando nei vaccini o in qualche altra scoperta della scienza; altri reagiscono all’opposto minimizzando o negando i danni della pandemia o buttandosi nell’attivismo, nel frastuono o nella distrazione. Ciò che è più consono alla natura umana è in realtà una posizione di apertura, nella quale si possa riconoscere un bene, anche quando ci raggiunge nascosto in una dura prova, e soprattutto si voglia attendere qualcosa (o Qualcuno). Significativa a questo proposito una citazione di Simone Weil: “I beni preziosi non devono essere cercati ma attesi. L’uomo infatti non può trovarli con le sue sole forze, e se si mette a cercarli troverà al loro posto dei falsi beni di cui non saprà neppure riconoscere la falsità”. Altra citazione nodale nello sviluppo della riflessione è quella tratta dalla poesia di Eugenio Montale Prima del viaggio: “Un imprevisto è la sola speranza, ma mi dicono ch’è una stoltezza dirselo”.
L’imprevisto è però realmente accaduto nella persona di Gesù di Nazaret, che si è proclamato Dio stesso, venuto tra gli uomini. Non ci sarà perciò nulla di più ragionevole che verificare questa ipotesi, cioè indagare se la testimonianza di Gesù - e quella dei suoi primi discepoli che gli hanno creduto e l’hanno fatta arrivare sino a noi - sia credibile. L’autore indaga quindi sulla “credibilità del testimone”, cioè su quando sia ragionevole fidarsi di una persona fino al punto di seguirla, di obbedirgli, come è stato per i discepoli nei confronti di Gesù di Nazaret, e suggerisce un metodo: dare spazio e tempo a quel rapporto. Così hanno fatto i discepoli del Nazareno (non le folle, volubili nell’ascoltare il Maestro solo per un tornaconto superficiale, come l’essere saziati dai pani miracolosamente moltiplicati); così è possibile per ciascuno di noi, nell’incontrare la Chiesa, cioè la Comunità dei credenti che non è altro se non il prolungamento della presenza del Cristo nella storia.
Il fondamento della speranza – prosegue l’autore – è la fede, la cui saldezza si dimostra proprio nel come ci si pone davanti alle prove e alle sfide della vita. Chi ha fede salda non è infatti affossato dalle avversità e affronta ogni situazione dando testimonianza di una letizia indistruttibile, che non rimane nascosta e “contagia” come un virus benefico, con modalità assolutamente imprevedibili, familiari, amici, conoscenti, perfino sconosciuti che si sono incontrati occasionalmente.
Nell’ultimo capitolo del libro l’autore documenta tutto questo leggendo diverse lettere che gli sono state recapitate da persone messe a dura prova dalle circostanze: “la speranza non delude” quando si è posti davanti alle sfide estreme: la morte, la sofferenza, il male, l’incertezza del futuro.
Commovente più di ogni altra la testimonianza di una donna affetta dal novembre 2019 da un tumore molto aggressivo in stato già avanzato. Scrive: “Ho accettato la sfida di verificare l’ipotesi prospettatami, vale a dire che Cristo non mi aveva abbandonato ed era con me in quella circostanza. I frutti di grazia non hanno tardato ad arrivare ... Perfino il dolore, quello fisico e più acuto, che fa paura e mostra tutta la nostra fragilità, non è stato un ostacolo. Ho cominciato ad amare le circostanze, a svegliarmi la mattina accogliendo la giornata con l’entusiasmo di un bambino che aspetta dai genitori un regalo tanto desiderato”. Poi racconta della signora ricoverata nel letto a fianco, di una vera amicizia nata con lei; un’amicizia che continua anche dopo le dimissioni di entrambe dall’ospedale, fino all’ultimo respiro dell’amica. “Ho deciso di andarla a trovare a casa… Dopo essere usciti da casa sua, abbiamo cercato la chiesa più vicina, e il prete ha accettato di andare da lei il giorno successivo per la Confessione, la Comunione e l’Unzione degli infermi. Due giorni dopo è morta. Nei giorni successivi ho scritto al suo compagno, dicendogli di essere stata grata per averla incontrata e certa che fosse morta ‘in grazia di Dio’ e in pace. Lui mi ha risposto che negli ultimi momenti era incosciente, ma prima di morire aveva aperto gli occhi, aveva sorriso e se ne rea andata in pace”.
(Gregorio Curto_2021-09-14)

  • «
  • 1
  • »

910 Messaggi in 883 Discussioni di 117 utenti

Attualmente online: Ci sono 2 utenti online