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Gli ultimi messaggi del Forum

Per le antiche scale : una storia / Mario Tobino ; prefazione Tullio Kezich

“Il dottor Anselmo abitava in manicomio. Mangiava in mensa; aveva una stanza. Lo stipendio era gramo. Tutto era ristretto”. Così inizia l’avventura dello psichiatra protagonista del libro di Mario Tobino Per le antiche scale. Gli avvenimenti narrati coprono un ampio arco di tempo, a partire dai primi decenni del Novecento, anni segnati dall’impronta lasciata nell’ospedale dal Bonaccorsi, il primario al quale Anselmo subentra. Un infermiere e il portiere del nosocomio (ubicato a Lucca) sono le prime persone dalle quali Anselmo coglie qualcosa della personalità del Bonaccorsi; personalità affascinante e avvolta in un’ombra di mistero, i cui tratti vengono però via via svelandosi: la dedizione smisurata e incondizionata nell’esercizio della professione, la scelta di un’intera vita (tutto il giorno, tutti i giorni per molti anni) trascorsa esclusivamente all’interno del perimetro dell’ospedale; poi un errore commesso nel laboratorio di analisi, causa un clamoroso insuccesso ad un importante congresso; gli esiti della ricerca e l’onore delle pubblicazioni, ceduti a giovani medici prestanome; una sorella folle, ricoverata quasi in segretezza in un reparto dello stesso nosocomio; le partite a carte con colleghi e pazienti, gli amori segreti con insospettabili donne di diversa età.
Anselmo sa farsi ben volere dai pazienti e da tutto il personale della struttura sanitaria nella quale esercita la sua professione. Prende servizio in giovane età e vi rimane per parecchi anni, durante i quali incontra degenti affetti dalle patologie più varie, in un quadro sociale e legislativo mutevole, segnato dall’avvento e dalla caduta del fascismo, dalla guerra e dalla ritrovata pace, dall’impiego di nuovi farmaci, dalle leggi che allentano le misure restrittive, togliendo camicie di forza e concedendo maggiore libertà ai folli. È in questo contesto che vengono narrati i molti incontri del protagonista con i ricoverati nell’ospedale, in una rapida successione di capitoli di poche pagine ciascuno. Il dottore osserva, cerca di comprendere, si coinvolge con tutto se stesso; a volte sbaglia ma cresce nel riconoscere il proprio errore; si imbatte con i limiti suoi propri e della scienza medica, ma sempre impara qualcosa davanti agli strani inspiegabili comportamenti dei pazienti e alla loro travagliata storia, in particolar modo dalle sorprendenti manifestazioni di impegno e di affetto di alcuni.
Significativa a questo proposito la vicenda della Sercambi, trasferita un giorno da Anselmo al reparto dei “coatti”, soltanto perché aveva iniziato a passeggiare fino al cancello del parco dell’ospedale, destando preoccupazione perché avrebbe potuto uscire in strada e farsi o fare del male a qualcuno. Nel reparto dei “liberi” frattanto un’altra paziente di nome Ernestina comincia ad andare in escandescenze, gridando e diventando violenta: “da quando è andata via la Sercambi – spiega un’infermiera ad Anselmo. –Le faceva tutto, da mamma, da sorella, di giorno, di notte”. Con la Sercambi la Ernestina era calma. “La Sercambi comprende ciò che la ragazza vuole, il suo linguaggio – precisa l’infermiera, -si intendono, si parlano”. Così Anselmo dispone subito che la paziente imprudentemente penalizzata non sia più tenuta tra le coatte, ma sia nuovamente trasferita dove c’è chi mostra di averla presa a cuore.
In un altro clamoroso errore incappa il dottor Anselmo (in questo capitolo “io narrante”) quando sospetta che un paziente, collocato provvisoriamente in portineria, gli abbia rubato un prezioso orologio (in realtà lo aveva lui stesso sbadatamente nascosto tra alcuni fascicoli di una rivista). Si mobilitano i carabinieri, che interrogano il malcapitato; poi Anselmo cerca di dimenticare l’accaduto, ma non gli passa la rabbia, fino a quando non ritrova l’oggetto che credeva essergli stato rubato. “Nell’ira alzai una mano e la battei davanti a me, su un ripiano dello scaffale dove erano ammonticchiati i bollettini di Dante. I fascicoli si squilibrarono. L’orologio che era sotto fece da bilancia. Dei fascicoli scivolarono. L’orologio apparve, schifoso, ancora d’oro, ma più piccolo, rattrappito, con gli stupidi fusi orari, ignobile oggetto. Suonai il campanello per l’infermiera. La Maria accorse. Gridai che l’avevo trovato, che era colpa mia; mi ero ricordato il cieco movimento della sera prima”.
Ogni paziente, con l’originalità della sua patologia, suscita nel protagonista viscerali domande (con risposte sempre incomplete) relative all’insondabile mistero della mente umana e della libertà che con esso si intreccia. Per questo Anselmo si stupisce incontrando un malato che suona il sassofono: “Quello che davvero affascinava il dottore in ascolto… era la lucidità della musica, un vero discorso, un eloquio proveniente dal senno e che per di più toccava il cuore, il passaggio di sottili sentimenti, una bandiera di seta al sole, un damasco esposto al tramonto”. Lo stupore cresce ancora davanti alla paziente Lucia Pedretto che, intenta sempre a ricamare, si siede un giorno inaspettatamente al pianoforte, per molti anni totalmente ignorato: “La memoria freschissima. Erano passati ventisei anni. Il primo tocco sui tasti fu di straordinaria grazia. La madre seguiva le mosse della figlia, anche lei musicista. Suonò per mezz’ora, sembrava raccontasse. Per le guance della madre scendevano silenziose lacrime”. Ma poi, insospettabilmente, “d’un colpo Lucia si interrompe, sbatte il coperchio, si alza, nei tratti una bieca luce. Sembra sull’orlo di una furia. Afferma risoluta che non può più fare ascoltare la sua musica “per il negativo… Ho detto per il negativo. Chiaro, no? Parlo mica coi morti?”.
Il dramma è più acuto in alcune vicende, come quella del Federale, la cui follia esplode dopo che gli si è sentito dire ad una cerimonia ufficiale che non esiste il Duce: “Tutto vuoto, non c’è nulla… Quale Duce? È tutta una favola, una illusione. Chi non se ne accorge è un imbecille. Il mondo non c’è e vuoi che ci sia il Duce?”. Il Federale morirà per non essersi voluto mettere al riparo durante un bombardamento, come Anselmo apprende anni dopo da un vecchio infermiere: “Sono passato pochi minuti prima. Gli ho gridato: ‘Si getti a terra’. Mi ha sorriso come mi perdonasse, come fossi un matto. L’abbiamo trovato in quell’angolo, il viso bello, intatto, con la solita sua espressione, si sentiva già in cielo. È nell’obitorio. I parenti sono stati avvertiti; non verrà nessuno. Da tempo l’avevano abbandonato".
(Gregorio Curto_30-06-2020)

La mia famiglia e altri animali / Gerald Durrell

Gerard Durrell (Gerry, io narrante) è un ragazzetto di dieci anni. La mamma (Louie), vedova benestante e madre di quattro figli, vive in Inghilterra ma decide un bel giorno di trasferirsi per qualche tempo, con l’intera famiglia, a Corfù, incantevole isola della Grecia. Al termine di una ricerca non priva di intoppi, trova una casa che ritiene adeguata al bisogno in una vecchia villa color rosa fragola. Tipi originali ed eccentrici, i componenti la famiglia Durrell, in continuo contrasto per indole e passioni, (diverse e ben marcate in ciascuno di loro) ma simpaticamente capaci di stare insieme in una convivenza dove, alla fine, prevalgono tolleranza, comprensione e un profondo sincero affetto reciproco. Il maggiore dei figli di Louie si chiama Larry e ha ventitré anni: è un letterato-filosofo che si crede capace di tutto, ma difetta decisamente di senso pratico; Leslie, diciannove anni, è un appassionato di caccia ma mal sopporta (come del resto Larry) la familiarità che Gerry ha con gli animali; Margo è una ragazza di diciotto anni spigliata, amante dell’eleganza, comprensiva e tollerante come la madre (anche nei confronti delle stravaganze del fratello minore). In Gerry è viscerale e smisurata la passione per gli animali, ben radicata in una grande curiosità; egli è un acuto e paziente osservatore della natura, desideroso di apprendere nuove conoscenze, tanto per esperienza diretta quanto da maestri, purché questi non lo annoino con vacue didattiche libresche.
Si può inoltre ragionevolmente considerare un componente della famiglia anche il cane Roger, almeno nell’ottica di Gerard, che lo porta sempre con sé nelle sue escursioni, frequenti e proficue, dalle quali torna spesso a casa con nuovi animali di varia foggia. Ecco allora fare la loro comparsa insetti e rettili: forbicine, scorpioni, tartarughe, mantidi e gechi. Agli esemplari con i quali entra in confidenza Gerry dà un nome, come accade al geco Geronimo, che sconfigge in un memorabile duello la mantide Certfolio. Drammatici, ma ad onor del vero anche spassosi, i vari guai procurati da altri animali, come le gazze, che un brutto giorno mettono a soqquadro la stanza di Larry, rovinandogli dei preziosi manoscritti, o i serpenti che Leslie si trova, inattesi e importuni ospiti, nella vasca nella quale si immerge per lavarsi dopo una impegnativa battuta di caccia.
Accanto ai membri della famiglia Durrell, molti altri personaggi entrano via via in azione: dapprima il fedelissimo tuttofare Spiro, un nativo dell’isola che sa comunicare con una sgrammaticata ma efficace lingua inglese; la domestica Lugaretzia, sempre timorosa del peggio e intenta a lamentarsi dei suoi malanni; il detenuto (in temporanea libertà vigilata nei fine-settimana), con il quale Gerry stringe amicizia e dal quale riceve in dono un bel gabbiano. Ci sono poi i vari insegnanti del protagonista: dapprima George, poi Peter, infine il signor Kralefsky, che conquista il suo discepolo mostrandogli una soffitta e un terrazzo strapieni di gabbie abitate da una quantità di uccelli di diverse specie; e ancora il famoso scienziato Theodore Stephanides, che regala al suo giovane amico, incontrato una prima volta casualmente, un prezioso microscopio e degli appassionanti dialoghi, per molti giovedì, davanti ad una tazza di tè. Interessanti anche altri personaggi secondari, come i giovani amici invitati da Larry (per ospitare i quali si provvede nientemeno che a trasferirsi in una villa più grande) e la famigerata prozia Ermione, per scansare la quale si dovrà escogitare un terzo trasloco.
La lettura del libro è istruttiva e divertente: avvincenti e spiritosi i dialoghi tra i componenti la famiglia Durrell; curate le descrizioni, sia degli ambienti che dei personaggi (osservati dallo sguardo penetrante e schietto del piccolo Gerard); animati i parapiglia che si creano in diverse circostanze, specialmente in occasione della festa di saluto ai numerosi amici. Suggestivi, infine, l’addio all’Isola della famiglia (quando si imbarca per tornare in Inghilterra, salutata dai commossi Spiro, Theodore e Kralefsky) e i molti “dialoghi” degli animali con Gerry; questi, osservando attentamente il loro comportamento, ne coglie motivazioni e sentimenti (come si trattasse di creature umane), che vengono espressi non di rado con mirabili metafore o similitudini. Così accade, ad esempio, al cospetto della rondine che depone le uova:
-Allora si voltò, abbassò l’estremità posteriore della buca e rimase così, con un’espressione estatica sulla faccia, mentre con aria distratta deponeva le uova. Rimasi molto stupito e ammirato e mi congratulai vivamente con lei per quell’impresa, mentre lei mi guardava meditabonda muovendo la gola in su e in giù.
Così pure davanti alle gazze devastatrici, chiamate “Garze” dopo uno storica storpiatura del nome dovuta a Spiro:
-Le Garze, evidentemente sospettando che Larry fosse un corriere della droga, avevano coraggiosamente battagliato col barattolo del bicarbonato di sodio e ne avevano sparso il contenuto su una fila di libri, che adesso parevano una catena montuosa coperta di neve.
Metafore e similitudini del resto, veri tocchi di poesia, abbondano anche nelle descrizioni di persone e cose, come la seconda abitazione dei Durrell a Corfù:
-La villa ci era piaciuta non appena Spiro ce l’aveva fatta vedere. Si ergeva, decrepita ma estremamente elegante, in mezzo agli ulivi ubriachi e aveva l’aria di una damigella del diciottesimo secolo adagiata tra un nugolo di domestiche. Le sue attrattive erano immensamente valorizzate, almeno ai miei occhi, dalla scoperta di un pipistrello che si era rifugiato in una delle stanze e penzolava a testa in giù da una persiana, stridendo con tetra malevolenza.
(Gregorio Curto_16-06-2020)

Quasi a casa / Elena Moretti

Scritto molto bene, una storia tenera e triste, a volte fa sorridere, a volte commuove. Ho letto il libro in due giorni e mi è piaciuto tantissimo.

Il ritratto di Dorian Gray / Oscar Wilde ; presentazione Giuliano Zincone ; con un saggio di Bernhard Fehr ; traduzione Ugo Dettore

Dorian Gray è un giovane bellissimo, poco più che adolescente. Il pittore Basilio Hallward ha appena terminato il quadro nel quale lo ha ritratto con grande maestria, quando si innesca, in un dialogo animato da Lord Enrico Wotton, la scintilla dalla quale scocca il grande incendio che pervade tutto il romanzo. “Sono geloso di tutto ciò la cui bellezza non muore – esclama Dorian, rivolgendosi a Basilio, - sono geloso del ritratto che hai dipinto. Perché dovrà conservare quello che io sono condannato a perdere? Ogni momento che passa ruba qualche cosa a me per darla a quella tela. Oh, se fosse il contrario, se il quadro potesse mutare ed io rimaner sempre quel che sono adesso! Perché lo avete dipinto? Un giorno mi deriderà, mi deriderà senza misericordia!”.
L’impossibile desiderio diviene realtà. La tela viene incorniciata e regalata dal pittore a Dorian, che la custodisce gelosamente, ben nascosta, con il segreto della sua perenne giovinezza, mentre Lord Enrico non cessa di frequentare il giovane Gray e di influenzarlo con le sue spregiudicate filosofie concernenti la bellezza, il piacere e la morale.
Una prima svolta nella vicenda è data dalla comparsa dell’attrice Sibilla Vane, della quale Dorian si innamora, pienamente ricambiato, ma che pianta in asso dopo aver assistito ad uno spettacolo nel quale ella non ha affatto recitato bene. Disperata, Sibilla si toglie la vita, suscitando in Dorian un pentimento e un desiderio di cambiamento che vengono vanificati dalle seducenti parole di Lord Enrico. Inizia così la tragica deriva del protagonista del romanzo che, nello scorrere inesorabile del tempo, si vede - nella vita insulsa dell’alta società - sempre più ammirato per la sua intramontabile bellezza; è però assalito da conflitti e rimorsi, quando si trova a tu per tu con se stesso. Insopportabili si rivelano soprattutto i momenti nei quali Dorian va a rivedere il suo ritratto, che ha collocato in una vecchia mansarda abbandonata e tiene normalmente nascosto da un drappo: il quadro mostra infatti i segni di invecchiamento dai quali è stato preservato il corpo che vi è ritratto e, cosa ancor più angosciante, traccia le angosce e i rimorsi di un’anima infelice e incapace di un cambiamento che pure desidera.
Nel romanzo si susseguono imprevedibili colpi di scena, con pagine che assumono toni da giallo e da noir, specialmente al riapparire e poi scomparire dapprima del pittore Basilio, in seguito di Alan Campbell (uno scienziato amico di Dorian), infine del fratello di Sibilla Vane. Struggenti le pagine nelle quali emerge l’angoscia del protagonista, mentre intorno gli scorre la vita insulsa dell’alta società, alla quale lui stesso – nella sua doppia vita – non manca di partecipare, pur riservandosi ampi spazi di isolamento. “Spesso, tornando da una di quelle misteriose prolungate assenze che suscitavano così strane congetture tra i suoi amici, o che si credevano tali, egli saliva cauto fino alla stanza chiusa, apriva la porta con la chiave che non lasciava mai, e si fermava, con uno specchio in mano, dinanzi al ritratto dipinto da Basilio Hallward, guardando ora il volto perverso e invecchiato della tela, ora quello fresco e giovane che gli sorrideva dal vetro polito. La stessa violenza del contrasto acuiva il suo piacere. Sempre più si innamorava della sua bellezza, con sempre maggiore interesse seguiva il corrompersi della sua anima”. Quando Dorian arriva a macchiarsi di un orrendo crimine, la sua angoscia di Dorian si fa incalzante: “Qual vita sarebbe mai stata la sua se, giorno e notte, le ombre del suo delitto dovevano spiarlo da angoli silenziosi, deriderlo da segreti nascondigli, mormorargli all’orecchio durante una festa, svegliarlo dal sonno con dita di ghiaccio! Appena questo pensiero gli scivolò nel cervello, egli divenne pallido di paura e l’aria gli parve divenire improvvisamente fredda… Su dal buio abisso del tempo, terribile, fasciata di scarlatto, sorgeva l’immagine del suo peccato”. Cupe e minacciose appaiono così a Dorian anche le cose che lo circondano, che si animano in suggestive metafore o similitudini: “La via sembrava non dovesse finir mai, le strade erano come la nera tela di un ragno mostruoso. La monotonia non era più sopportabile; quando la nebbia cominciò a infittire, egli si sentì preso dallo spavento”.
In questo travaglio vive il protagonista del romanzo fino all’ultima sequenza della vicenda, che non sveleremo, per non togliere al lettore la sorpresa di venirla a conoscere da sé, al termine della lettura.
(Gregorio Curto_06-06-2020)

Piccola volpe - Edward Van de Vendel, Marije Tolman

Recensione della redazione BBRagazzi
Piccola Volpe ha una curiosità infinita. Ama la natura, gli animali, ama corre a perdifiato ma .... oooopsss una caduta inaspettata e precipita nel vuoto . La Piccola Volpe perde i sensi e inizia a sognare. Un sogno che sembra un viaggio nei ricordi e rivede la sua tana, la sua mamma,sente l'odore del papà e i giochi che faceva con lui. Ma come tutte le belle cose anche i sogni finiscono e si ritorna alla realtà. Un racconto dolce e commovente da leggere fianco a fianco col proprio bambino

Moby Dick, o, La balena / Herman Melville ; presentazione Geminello Alvi ; prefazione e traduzione Cesare Pavese

Intrecciate alle avventure dei protagonisti della vicenda narrata, l’autore di Moby Dick offre al lettore una miniera di notizie relative alle balene e alla caccia senza regole della quale sono state vittime, al tempo in cui erano ambite specialmente per l’olio che fornivano come combustibile.
L’io narrante Ismaele, giunto a Nantucket, cittadina portuale della costa atlantica degli Stati Uniti, decide di imbarcarsi su una baleniera, dopo aver vissuto altre avventure in mare, su imbarcazioni mercantili. Prima che il Pequod (questo il nome della nave prescelta) prenda il largo, fa conoscenza con il ramponiere Quiqueg, un tipo alquanto strano, al quale tuttavia si trova presto legato da sincera amicizia. Al porto, e poi sul Pequod, compaiono via via gli altri personaggi del romanzo, tra i quali spiccano i tre ufficiali (Strbuck, Stubb e Flask) e sopra tutti il capitano Achab, munito di una vistosa protesi, da quando Moby Dick, la temutissima balena bianca, lo ha privato di una gamba, come ci viene più avanti narrato in un flash back:
Con le sue tre lance sfondate intorno e uomini e remi turbinanti nei gorghi, un capitano, afferrando dalla prora spaccata il coltello della lenza, s’era lanciato sulla balena, come un duellista dell’Arkansas sull’avversario, ciecamente tentando con una lama di sei pollici di raggiungere la vitalità, profonda una tesa, del mostro. Quel capitano era Achab. E fu allora che, passandogli sotto di colpo la sua mandibola falcata, Moby Dick gli aveva falciato la gamba, come un mietitore di uno stelo d’erba in un campo. Nessun turco dal turbante, nessun prezzolato veneziano o maltese avrebbe potuto colpirlo con più apparente malvagità.
Da quel giorno Achab non vive che per ri-incontrare e affrontare nuovamente la balena bianca, certo che l’avrebbe uccisa. Non esita perciò, dopo che la nave ha già preso il largo, a comunicare a tutto l’equipaggio questa sua ferma intenzione, perseguita in modo maniacale. Radunati tutti gli uomini in coperta, mostra loro un doblone incastonato nel legno del Pequod, promettendolo in ricompensa a chi per primo avesse avvistato il mostro. La baleniera si trattiene in mare parecchi mesi, facendo sue diverse prede, con tecniche che vengono meticolosamente descritte dall’autore: le lance che vengono dalla nave calate in mare, perché i ramponieri ritti su di esse possano da distanza ravvicinata colpire la loro preda, le operazioni con le quali la balena uccisa viene issata a fianco della nave, gli accorti interventi per estrarre dai giganti delle onde il prezioso olio, che viene poi raccolto in grossi barili.
Achab si scontra più volte con l’ufficiale Starbuck, che tenta fino all’ultimo di dissuadere il capitano da un’impresa ritenuta folle. Del grande pericolo al quale si va incontro, si prende coscienza specialmente dopo il racconto, appreso dall’equipaggio di diverse baleniere incontrate in mare aperto, della ferocia del mostro e dei danni irreparabili che questo ha recato a diverse latitudini. Achab si mostra però inflessibile. Rinnova infatti la promessa del doblone: dapprima a chi avvisti per primo Moby Dick, poi a chi colpisca e sappia uccidere il mostro, che sarà però lui stesso a ferire, dopo averlo avvistato per primo. La caccia si prolunga per più giorni, ma non ha un esito felice. Moby Dick travolge infatti il Pequod e l’intero equipaggio, causando un naufragio al quale scampa il solo io narrante.
Commoventi alcuni personaggi secondari: tra questi Pip, il marinaio reso folle da una sua caduta in mare durante una caccia e prediletto da Achab, e il capitano della “Rachele”, ansiosamente alla ricerca di un figlio, strappatogli dalle onde durante una recente caccia alla Balena bianca.
Il romanzo è scritto con un periodare ricercato, denso di termini inconsueti, di non immediata comprensione (non solo quelli appartenenti al gergo nautico); si fa tuttavia ben apprezzare dal lettore questa ricercatezza, manifestata anche in periodi densi di citazioni dotte e di similitudini, come nel passo che segue:
A proposito di questi ultimi leviatani, essi hanno due salde roccaforti che, secondo ogni umana probabilità, resteranno per sempre inespugnabili. E come all’invasione delle vallate i frigidi svizzeri si ritiravano sulle montagne, così, cacciate dalle savane e dalle radure dei mari di mezzo, le balene da osso possono infine ricorrere alle loro cittadelle polari e, tuffandosi sotto quelle estreme barriere e pareti vitree, risalire tra i campi e i banchi di ghiaccio e, in un cerchio incantato di eterno dicembre, lanciar la sfida ad ogni inseguimento umano.
(Gregorio Curto_03-05-2020)

Una rivoluzione di carta - Gigliola Alvisi

Recensione della readazione BBRagazzi
Cercare di sopravvivere e crescere mentre attorno tutto è ridotto a macerie e desolazione: è la missione di Frido all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale in un paese, la Germania, dove anche gli adulti faticano a ritrovare il senso della propria vita e quel sentimento di comunità fondamentale per guardare al futuro.
Ma una luce accenderà i sogni e le speranze del giovane protagonista e dell'intera umanità, quella portata da Jella Lepman col suo ambizioso progetto: riconsegnare ai bambini quei libri e quelle storie dei quali erano stati privati negli anni bui del nazismo, perché "i libri sono come ponti sopra a fiumi impetuosi, sopra a rapide di pregiudizio e ignoranza che rischiano di inghiottirci"

Il cielo non ha muri - Agustín Fernández Paz

Recensione della redazione BBRagazzi
Un bellissimo racconto di amicizia tra due bambini, che con semplicità vivono serenamente la loro vita gustando il piacere dello stare insieme, di emozionarsi insieme. Fino a quando la stupidità dell'uomo , con i suoi pregiudizi ed egoismi, distrugge tutto questo portando separazione e odio, costruendo un muro che divide la città in due. Ma non sarà sufficiente un muro per annientare un sentimento forte come l'amicizia. Il cielo non lo puoi chiudere dietro un muro, sarà proprio il cielo il legame tra i due bambini

Quindici giorni senza testa / Dave Cousins ; traduzione di Giulia Guasco

Recensione della redazione BBRagazzi
Un padre sparito, una madre alcolizzata e violenta e i soldi che mancano. Laurence ha 15 anni un fratellino di 6 e una forza enorme per affrontare la sua situazione familiare. Laurence ha voglia di una vita normale, di rimettere le cose a posto e smetterla di nascondersi per non finire nelle grinfie dei servizi sociali. Laurence deve inventarsi qualcosa per gestire questa situazione e l’occasione arriva tramite un quiz radiofonico: tutte le sere il ragazzo telefona, risponde e passa il turno. Lo scopo del gioco è non farsi eliminare per poter vincere una vacanza di due settimane per tutta la famiglia.
Una storia che insegna ad avere fiducia nelle proprie capacità, anche quando si ha una famiglia come quella di Laurence, ma non per questo, priva di emozioni

Quindici giorni senza testa - Dave Cousins

b]Recensione della redazione BBRagazzi
Un padre sparito, una madre alcolizzata e violenta e i soldi che mancano. Laurence ha 15 anni un fratellino di 6 e una forza enorme per affrontare la sua situazione familiare. Laurence ha voglia di una vita normale, di rimettere le cose a posto e smetterla di nascondersi per non finire nelle grinfie dei servizi sociali. Laurence deve inventarsi qualcosa per gestire questa situazione e l’occasione arriva tramite un quiz radiofonico: tutte le sere il ragazzo telefona, risponde e passa il turno. Lo scopo del gioco è non farsi eliminare per poter vincere una vacanza di due settimane per tutta la famiglia.
Una storia che insegna ad avere fiducia nelle proprie capacità, anche quando si ha una famiglia come quella di Laurence, ma non per questo, priva di emozioni

Luigi I, re delle pecore / Oliver Tallec

Recensione della redazione BBRagazzi
Un colpo di vento e una corona blu finisce casualmente sulla testa della pecora Luigi e immediatamente le cose cambiano. Luigi si sente un Re, si nomina da solo Re Luigi I e inizia a comandare sul gregge, imponendo regole e decisioni, perchè si sente potente. Le pecore un po' frastornate da questa novità, cercano di seguire le regole di Luigi ma quando di esagera, si esagera! ... poi un giorno un altro colpo di vento spazza via dalla testa di Luigi la corona blu facendoli perdere il suo potere! Un racconto divertente sulla prepotenza, il potere e i suoi effetti

Erano tutti figli miei - Anna Lavatelli

Recensione della redazione BBRagazzi
Quanto coraggio ci vuole, in un periodo particolare in cui le leggi razziali dominavano l’esistenza di ogni individuo, nascondere un gruppo di bambini orfani ed ebrei. Eppure Giuseppina questo coraggio lo ha trovato, accogliendo i bambini nella sua casa, dando loro una dignità e una prospettiva di vita migliore.
Un personaggio come Giuseppina e come molti altri che come lei hanno rischiato la propri vita per il bene del prossimo

Nonna gangster / David Walliams ; illustrazioni di Tony Ross ; tradotto dall'inglese da Simone Barillari

Recensione della redazione BBRagazzi
Tutti noi, o meglio, chi è fortunato, ha una nonna. Una nonna che ti coccola, ti vizia, ti cura e qualche volta ti sgrida, insomma una “nonna normale”. Ma vi siete mai chiesti come era la nonna quando era giovane? Cosa sapete realmente di lei e del suo passato? Forse è il caso di indagare, ovviamente senza dare nell’occhio, per non ritrovarvi come Ben (protagonista del racconto) a scoprire che la sua cara e normale nonnina in realtà è una gangster! … oppure no?!! …. Leggete ragazzi e preparatevi ai colpi di scena

Non piangere non ridere non giocare / Vanna Cercena

Recensione della redazione BBRagazzi
Una storia che parla di immigrazione ma non come le solite storie che siamo abituati ad ascoltare. Questa è la storia di una mamma italiana che, costretta ad andare in Svizzera a lavorare, è costretta a portare con sé anche la figlia Teresa. La legge Svizzera, per evitare che i lavoratori stranieri risiedano nel proprio paese, non è permesso loro di portare con sé nessun familiare. Teresa vive clandestinamente all’ interno della mansarda e costretta a rispettare tre regole fondamentali: non piangere, non ridere, non giocare. Ma la cosa sorprendente è che sui tetti di quella casa può nascere un’amicizia e un’avventura

Il miracolo della speranza : il cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan apostolo di pace / Andre Nguyen Van Chau

   Intrecciata alla storia del Vietnam e in gran parte in un Paese travagliato da cambiamenti epocali e vertiginosi, si svolge la vita di Francois-Xavier Nguyen Van Thuan, che il volume scritto da Van Chau ci presenta con ampiezza (prendendo le mosse dagli antenati – cristiani perseguitati – del biografato) e con dovizia di particolari. Francois-Xavier nasce il 17 aprile del 1928 in un sobborgo della città di Hue, nel Vietnam centrale. A tredici anni entra in seminario, sostenuto dalla solida fede testimoniatagli dai suoi genitori e da altri illustri personaggi della famiglia. L’amore per la sua terra e il suo popolo è un altro elemento fondamentale che Van Thuan assimila da genitori, nonni e zii, alcuni dei quali (specialmente gli zii Diem e Cam) assumono cariche di grande prestigio e responsabilità, che – negli anni della guerra civile e dell’avvento del comunismo – costeranno loro persecuzioni ed anche il sacrificio della vita.
   Francois-Xavier porta avanti i suoi studi (prima ad An Ninh nel seminario minore, poi a Hue in quello maggiore) avendo poche occasioni di tornare a casa e rincontrare i suoi familiari; partecipa tuttavia intensamente a quelle che sono le vicende dei suoi congiunti e si interessa costantemente alla situazione politica del Vietnam, che passa in pochi anni dalla condizione di colonia francese a quella di terra devastata dalla guerra civile nella quale intervengono le forze armate statunitensi, a Paese governato dai comunisti chiamati comunemente Vietcong.
   Per quanto riguarda le tappe del suo ministero e gli incarichi che gli vengono affidati, viene ordinato sacerdote nel 1953 e si reca quindi a Roma alcuni mesi a studiare alla Pontificia Università Urbaniana; nel 1960 viene nominato rettore del seminario minore dove egli stesso aveva studiato, nel 1967 vescovo di Nha Trang, carica che gli consente in pochi anni di incrementare i seminaristi della sua diocesi e di ordinare un gran numero di sacerdoti, con una “politica ecclesiale” che si rivelerà di grande utilità nell’immediatamente seguente periodo di persecuzione della Chiesa.
   Divenuto nel 1975 vescovo ausiliare di Saigon (e destinato a divenire successore del vescovo allora in carica) Van Thuan si adopera anche per una missione umanitaria di soccorso alle popolazioni flagellate dalla guerra. Poco dopo viene arrestato ed iniziano per lui lunghi anni di confino o di domicilio coatto, alternati a periodi di detenzione in condizioni durissime: isolamento assoluto, spazi angusti, cibo scarso e sporcizia, ambienti malsani e bui. Francois-Xavier affronta ogni situazione con grande coraggio, ma il suo biografo (certo per averne ascoltato il racconto direttamente dal protagonista) non nasconde che il Vescovo arriva quasi allo sfinimento delle forze fisiche e alla perdita della lucidità necessaria per pregare. Negli spazi che a tratti gli lasciano i suoi persecutori (come accade ad esempio durante gli arresti domiciliari prima nella parrocchia di Cay Vong, quindi a Giang Xa) Van Thieu riesce non di meno ad essere un testimone della fede cristiana ed un apostolo. Scrive sul retro di vecchi foglietti di calendario i diversi capitoli di quello che diventerà un libro pubblicato all’insaputa e a dispetto delle autorità civili (Il cammino della speranza), raccoglie a sé numerosi fedeli che può periodicamente incontrare e confortare, riesce persino a toccare il cuore degli agenti incaricati di sorvegliarlo.
   La liberazione giunge inaspettata il 21 novembre del 1988, ma Van Thuan non potrà più dimorare nel suo amato Vietnam. Si reca dapprima in Australia per salutare la madre ed altri suoi familiari in esilio, quindi a Roma dove il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, ritenendo imprudente un suo ritorno in patria, gli affida cariche di grande responsabilità (dapprima vice-presidente, poi Presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace). Divenuto cardinale nel gennaio del 2001, muore a causa di una rara forma di cancro il 16 settembre 2002.
   La vita di Van Thuan è un vero “cammino della speranza”, come recita il titolo del volume già ricordato. Nella scrupolosità della sua formazione spirituale, nello zelo apostolico, nelle prove della persecuzione e della detenzione, egli ha dato prova di non anteporre nulla all’amore di Cristo amando la sua famiglia, il suo Paese, i fedeli della diocesi, gli uomini (soprattutto poveri e tribolati) del mondo intero, perfino i nemici: tutto questo non senza un itinerario di conversione nel quale è stato guidato anzitutto dalla madre, che prima di lui ha saputo perdonare chi ha perseguitato e ucciso gli amatissimi e integerrimi membri della famiglia, osteggiati dai Vietcong.
(Gregorio Curto - 12-10-2008)