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Gli ultimi messaggi del Forum

Il racconto dell'ancella / Margaret Atwood ; traduzione di Camillo Pennati

Romanzo distopico che ti crea decisamente una sensazione di ansia perenne, un futuro lontano, ma non troppo in cui si intravede un passato possibile. Fa riflettere che le condizioni e i presupposti per questo futuro siano culturalmente radicati in questo presente così come nel presente dell'autrice. Un libro che fa riflettere, molto.

Fiabe e leggende delle Dolomiti - [testi Pina Ballario

C’è tutto quello che piace ed edifica nelle Fiabe e leggende delle Dolomiti: la bellezza della natura, vari sentimenti e comportamenti dei personaggi (alcuni semplici e ingenui, altri severi o crudeli, altri ancora eroicamente disposti al sacrificio); c’è anche lo stile del raccontare ai piccoli miti avvincenti, che spiegano l’origine di un monte, di una valle costellata di fiori, di saporiti frutti spontanei, intrecciando alla trama riflessioni e insegnamenti, che si fissano indelebilmente nella mente e nel cuore.
La disponibilità al sacrificio è il tema dominante dei capitoli La principessa di neve e Il reuccio delle nevi e la principessa Primavera. Nel primo la pesante rinuncia è della giovane Ombretta, che non può mantenersi in vita se si espone ai raggi del sole. Per amor suo la regina madre dispone che in tutto il regno si viva di notte e si dorma di giorno, ma questo intristisce e nuoce gravemente a tutti i sudditi. Ombretta nulla sa della sua origine, come pure ignora il motivo dell’incompatibilità tra la sua buona salute e la prosperità del regno, ma quando carpisce il segreto da una donna anziana, che glielo rivela involontariamente, con prontezza sacrifica la vita per il bene del suo popolo. Si espone ai raggi del sole che, non volendo scioglierla, le suggerisce di nascondersi, per preservare la vita. Ma lei risponde: “E che importa se la spendo per il bene dei miei?”. Allora il sole la trasse nel suo cocchio d’oro, lasciando agli uomini, presso le nevi della Marmolada, il ricordo della giovane in quello che è chiamato ancor oggi il Passo Ombretta.
Ancora più commovente il sacrificio di una mamma, nel mito Il reuccio delle nevi e la principessa Primavera. Il reuccio Nevoso è innamorato della giovane principessa, che vorrebbe ricambiare il suo affetto, ma non può andare ad abitare in un regno di gelo. Vedendo però il figlio così triste per il desiderio inappagato di sposare Primavera, “mamma regina sospirò, poi sorrise (tutte le mamme sospirano quando odono i loro figli parlare così, perché sentono che i loro affetto viene diviso, ma poi sorridono perché ogni mamma è felice della felicità del suo figliuolo ed è pronta a sacrificare il suo amore per quello di lui)”. Per questo decide di partire per un lungo e doloroso viaggio, al termine del quale, sacrificando la propria vita, avrà portato la primavera nel suo regno e la felicità al reuccio.
I cattivi sono protagonisti di altri racconti, come Il gigante Sassolungo, che narra l’origine del monte che porta questo nome, chiamato anche Cinque dita. Il gigante era l’unico disonesto e mendace della sua razza: rubava nei pollai e nei campi, incolpando dei suoi furti volpi, faine ed altri animali. Ma un giorno, per la sua stessa ingenuità (si rovina infatti da sé con una sorta di “excusatio non petita accusatio manifesta”, dimostrando che “anche i malvagi non sempre sono astuti”) viene smascherato. Continua però ostinatamente a dichiararsi innocente, anche quando si vede sprofondare nel terreno, mentre viene trasformato nella rigida roccia di una grande montagna.
Altro cattivo è il larice ambizioso, orgoglioso inflessibile protagonista del racconto omonimo, che per la sua vanagloria, dopo essersi portato sulla cima di una montagna, attira a sé il fulmine che lo incenerisce; mentre due ingenui e saggi bambini sono i personaggi premiati dal re dei boschi (scacciato dai suoi sudditi e dagli uomini), che li premia, perché soltanto da loro è stato accolto e aiutato, donando in abbondanza, da allora e fino ad oggi, dolci more e succulenti mirtilli.
(Gregorio Curto_14-09-2020)

Corriere della sera

Buongiorno. Tra i supplementi disponibili non vedo "L'Economia" del lunedi. Potreste aggiungerlo gentilmente?
Saluti.

La regina senza corona - Lisa Laffi

Leggere Lisa Laffi è sempre un grande piacere, mi accompagna “a spasso per la Storia”, proprio come piace a me, lo fa romanzando le vicende di una donna di cui poco ho letto e altrettanto raramente si è scritto.

Anno 1480, nasce Margherita d’Asburgo, una donna che è riuscita a conquistare la corona con i suoi meriti, una sovrana che ha dato lustro ai Paesi Bassi.

Figlia dell’imperatore Massimiliano I e di Maria di Borgogna, promessa dall’età di tre anni a Carlo VIII di Valois, era considerata la giovane più fortunata di Francia, a quel tempo aveva solo undici anni.

“Quelli furono gli ultimi istanti in cui tutti furono certi di vedere di lì a poco la piccola bambola di porcellana fiamminga diventare regina di Francia. In pochi secondi i fili delle vite dei due ragazzi, che erano stati perfettamente intrecciati, come quelli delle meravigliose vesti che portavano addosso, si ruppero davanti agli occhi di centinaia di francesi.”

Sappiamo perfettamente come le parche siano leste nel tessere le loro tele, la giovane si rifugia ferita nelle sue stanze, le dame che fino a poco prima l’avevano invidiata, provano un moto di pena quando viene dinanzi ai suoi occhi sventolato un nuovo vessillo, un nuovo accordo matrimoniale dunque, quello di Anna di Bretagna.

“Persino gli animali sembravano provare pena per lei, una compassione che non voleva da nessuno, men che meno da tutti i francesi che erano, invece, destinati ad amarla”

Segregata nel castello di Medun, nessun banchetto nè ricevimento, nessuna ambasceria, un ostaggio senza più alcun titolo in Francia e sulla sua testa il peso della lettura astrologica della sua carta natale, una maledizione, un destino segnato.

Solo osservando un quadro e il viso della Vergine Margherita comprende una grande verità, “la vita e la vera ricchezza andavano oltre il trono di Francia”, comprende il valore dell’immortalità con la cultura, l’arte e l’amore, non con guerre e matrimoni.

Gli uomini del tempo detenevano il potere indiscusso anche sul destino delle donne, Margherita d’Aragona sfida tutto questo, non abbassa il capo. Un grande insegnamento le è stato donato: le risposte vanno cercate dentro di noi. Il romanzo ne mette in luce la sua fierezza, l’audacia e il coraggio.

I brividi non hanno che potuto portare palpiti e tremori in me, nel momento della partenza dalla Francia per far ritorno nelle Fiandre, nelle parole di addio, o meglio diremmo di arrivederci, al suo grande amico Filiberto di Savoia.

“Ti auguro di essere felice, Margherita. Sii artefice del tuo destino quanto più ti è possibile e, chissà, magari riusciremo a rincontrarci un giorno”

Il destino mette in campo le pedine, le alleanze politiche premono sulla sorte dei fratelli d’Asburgo, Margherita però sente il grande peso sul capo per la morte della madre, accaduta parecchi anni prima, l’inganno della colpevolezza e la consapevolezza che per questo suo padre non l’avrebbe mai amata.

Parallelamente viviamo la storia di Conrad, un artista realmente vissuto, il suo incontro con Margherita, lo si legge nel romanzo,pare amore allo stato puro, eccelso e fuso nell’amore per l’arte. Un uomo che fugge dal destino e che se lo trova dinanzi, un uomo costretto a soffrire i soprusi verso le sue radici. La voce della vendetta si fonde con il richiamo dell’arte, il pensiero dell’amore perduto si scioglie nelle mani di un grande artista.

“Nel freddo marmo che mi darete tutti vedranno l’amore che mi brucia ogni giorno”

Legami si spezzano, anime si allontanano, la guerra di Carlo VIII e la sua discesa in Italia sono dipinte nei grandi drammi e soprusi dalle parole vergate da Filiberto per la sua, mai scordata, Margherita, il suo “duca di capre e rocce”.

Si libra su tutte le vicende dei sovrani d’Europa, sulle alleanze, sui matrimoni falliti, su quelli consumati, sulle morti premature, sempre la profezia di Margherita. Essa imparerà che per fare felici, e per essere felici è necessario dare un po’ di sè.

Un romanzo che si compie come la vita e come i desideri dei suoi protagonisti, grandiosi progetti, amicizia e sostegno perpetuo. Ma anche una favola per raccontarci e ricordarci quali sono i veri grandi valori che conteranno quando sarà tempo per la dipartita.

“Non so se aspiro davvero a fama e gloria. Mi basterebbe solo essere felice”
Sara Valentino
http://septemliterary.altervista.org/la-regina-senza-corona-il-romanzo-di-margherita-dasburgo-lisa-laffi/

Fino a dopo l'equinozio

Scrittura scorrevole, elegante. Ambientazione di inizio novecento (secolo XX). Gli appassionati di cultura giapponese troveranno descrizioni di abitudini, tradizioni, abbigliamento, arredamento con note esplicative e glossario opportuni ed interessanti.

La grande fuga - Ulf Stark

Recensione della redazione BBRagazzi
Com'è brutto vedere una persona anziana, tipo un nonno, a cui vuoi bene , molto bene, diventare sempre più triste e arrabbiato perchè non può realizzare un ultimo sogno. Il piccolo Gottfrid, ragazzino intraprendente, riesce ad organizzare nei minimi particolari una fuga con il nonno, destinazione, la sua vecchia casa al mare dove sono custoditi tutti i ricordi della nonna.
Un viaggio emozionante a bordo di un vaporetto e le tenere cure e attenzioni di un bambino nei confronti di un vecchio burbero dal cuore buono. Un racconto dove le bugie qualche volta servono per fare del bene.
"Nonno, vero che a volte dire le bugie può servire?" - "Sì" rispose dopo un po'. "A volte dire le bugie è l'unico modo per essere davvero sinceri. Mica male come frase, boia di un diavolo!"

La febbre zombie - Kristina Ohlsson

Recensione della redazione BBRagazzi
Un'estate calda, un'estate come tante altre nel paese di Eldsala, dove le giornate passano lente aspettando il rinfrescarsi della sera. Anche per Herbert l'estate è iniziata così, ma non pensava che quelle notti afose si potessero trasformare in notti di paura. Eldsala infestata dalla febbre zombie.
"...Forse la febbre zombie non era causata dalle vespe , ma da tutt'altro. Gli venne in mente un'altra cosa che voleva sapere. "Perchè perdono le unghie?" chiese. - "Perchè si nutrono troppo poco" rispose Alexander. "Ma le unghie poi ricrescono non appena riescono a procurarsi... il cibo". - "Cibo?" ripetè. - "Che cosa mangiano?" - Alexander fece una smorfia. "Sangue" rispose.

Verso l'assoluto : Pier Giorgio Frassati / Primo Soldi ; presentazione di Roger Etchegaray ; prefazione di Paul Joseph Cordes

È a Cracovia, il 27 marzo 1977, che un cardinale polacco (qualche anno dopo eletto a guidare la Chiesa universale) rivolge ai giovani universitari inaspettate parole, con le quali fa conoscere Pier Giorgio Frassati, un giovane italiano che indica come esempio da seguire. "Pier Giorgio Frassati - proclama Karol Wojtyla - può essere considerato, seppure non ancora salito agli altari, come un patrono, la guida spirituale della gioventù accademica, anche di quella dell'attuale generazione… Lui era preso a modello da quanti salivano sulle montagne per scalarle oppure facevano escursioni invernali sugli sci; al tempo stesso era sorprendente la sua sensibilità verso l'uomo povero, verso i bisognosi, i malati. Forse questo è un appello particolare, una sfida al clima della nostra generazione e dei nostri tempi, minacciati dall'insensibilità".
Il libro di Primo Soldi, intitolato Verso l'assoluto, ci offre un quadro molto nitido della personalità di Pier Giorgio, del suo stile di vita, delle ragioni che animavano ogni suo gesto. Veniamo a conoscere un giovane attivo e responsabile, aperto e sempre lieto, inserito in una famiglia dove pure non mancavano i problemi e in una società che proprio in quegli anni andava corrompendosi per l'affermarsi del fascismo e del nazismo. I Frassati vivono a Torino; sono una famiglia benestante: il padre è senatore del Regno d'Italia e direttore del quotidiano La Stampa, ma non ha una serena vita coniugale né un rapporto di confidenza e di piena sintonia col figlio. Pier Giorgio vive così la sua fede in buona armonia con la sorella Luciana, ma distaccato dai genitori, che non lo comprendono né lo conoscono a sufficienza. Si sottomette così alle regole della famiglia, dando anche in casa la sua composta testimonianza di creatura rigenerata dalla fede; mentre è un vero vulcano nei molti altri ambienti che frequenta: i compagni di studi, gli amici con i quali condivide la passione per la montagna e il tempo libero, i vari circoli sociali, culturali e politici, i poveri che assiste non solo come membro della San Vincenzo, ma anche personalmente e segretamente, con denaro che proviene sempre dalla parsimoniosa amministrazione del poco di cui dispone, mai dalle ricchezze della sua agiata famiglia borghese.
Nel libro di Primo Soldi risaltano alcuni episodi, esemplificativi della testimonianza che Pier Giorgio ha saputo dare nei diversi ambienti che ha frequentato, mostrando sempre una grande apertura di vedute e una insuperabile magnanimità. Commovente a questo proposito il ricordo della signora Costa: "Ero ammalata con tre bambini; da poco era morto mio marito. È venuto in casa nostra e si è preso cura dei bambini. Entrava con grande rispetto, salutava e stringeva la mano a tutti, dalla piccola Teresina fino alla nonna. Un giorno mi chiese perché non mettevo Teresina all'asilo; gli risposi che non avevo i mezzi: ci pensò lui, le comprò il grembiule e le scarpette, la mise all'asilo e poi andava sempre a chiedere informazioni alle suore perché la bambina aveva poca salute. Quando veniva a casa mia, Teresina gli faceva mille feste…".
Discreto e pacato in certi ambienti, Pier Giorgio sapeva all'occorrenza infiammarsi in altri contesti. Poiché gli è da subito chiaro quale piaga sia il fascismo per la società tutta, non esita a prenderne le distanze in modo netto, pubblicamente. Dopo la visita a Torino di Mussolini, avendo il Presidente del circolo Cesare Balbo deciso di accogliere il duce esponendo il tricolore, Pier Giorgio ne rimane indignato e immediatamente comunica le sue dimissioni da membro del circolo con "una lettera che è un capolavoro di intelligenza e di giudizio storico, oltre che dell'assoluta franchezza che gli era abituale". Scrive infatti: "Sono veramente indignato perché hai esposto la bandiera, che tante volte, benché indegno, ho portato nei cortei religiosi, per rendere omaggio a colui che disfa le Opere pie, che non mette freno ai fascisti e lascia uccidere i Ministri di Dio come Don Minzoni e permette che si facciano altre porcherie e cerca di coprire questi misfatti col mettere il Crocifisso nelle scuole ecc…". Poco dopo, il 22 giugno del 1922, casa Frassati è visitata da una teppaglia fascista, alla quale Pier Giorgio crede bene far fronte non solo con parole, ma anche con gesti "infuocati". Racconta lui stesso il giorno seguente, scrivendo all'amico Tonino Villani: "Eravamo tranquillamente a tavola ed erano le 13 meno un quarto quando si sentì suonare alla porta. Mariscia corse a vedere e vide dalla finestra un giovane abbastanza bene vestito" che, saputo che non era in casa il senatore, entrò con altri cinque suoi compagni. "Al primo momento - prosegue la lettera - ho pensato a dei ladri… ma poi… mi precipitai su quel farabutto e al grido di mascalzoni, vigliacchi ed assassini gli assestai un pugno. Coraggiosamente appena i lestofanti sentirono la voce di un uomo presero la porta di casa e fuggirono precipitosamente inseguiti da me e da Italo".
La poliomielite fulminante stronca la vita di Pier Giorgio in pochissimi giorni, quando è ormai a sole poche settimane dal "traguardo volante" della laurea in ingegneria mineraria, dopo la quale avrebbe voluto dedicarsi ad una professione che alleviasse le sofferenze dei minatori. Ma già il laureando aveva dichiarato di rinunciare a questo progetto, per non deludere il padre che lo desiderava suo successore nell'amministrazione del quotidiano La Stampa. Con un sacrificio ancora più grande aveva pure rinunciato al proposito di un fidanzamento e di una successiva vita coniugale con Laura Hidalgo, una giovane che, come gli suggerisce la sorella Luciana "non sarebbe mai stata accettata in casa Frassati". Ma anche questa circostanza avversa è abbracciata da Pier Giorgio come l'opportunità che lo proietta all'intuizione di un amore verginale, cioè totalmente gratuito e spalancato a tutti. Il malessere di Pier Giorgio inizia a manifestarsi il 29 giugno del 1925. Si sente debole, ma non rinuncia ad alzarsi e ad uscire di casa fino a quando le forze non lo abbandonano totalmente. Si pensa dapprima ad una semplice influenza; sono i medesimi giorni nei quali si spegne l'anziana nonna, circondata dall'attenzione di tutti i familiari, compreso il nipote gravemente ammalato, che nel trambusto di quei giorni viene lasciato solo. Giovedì 2 luglio la mamma dice a Pier Giorgio: "Domani sarà il giorno dei funerali della nonna e tu mi mancherai. Nemmeno a farlo apposta, tu Pier Giorgio manchi sempre quando ho bisogno di te". Soltanto venerdì 3 luglio il medico pronuncia la triste terribile diagnosi. Il giorno seguente viene amministrato a Pier Giorgio l'Olio Santo, poco prima che esali l'ultimo respiro.
Ai funerali una gran folla gremisce la chiesa: ci sono tante autorità e protagonisti della vita politica italiana, intervenuti non solo per solidarietà all'anziano senatore, ma anche per la stima riconosciuta al giovanissimo defunto; ci sono anche molti compagni e amici accanto a poveri ai più sconosciuti (ma il conosceva bene Pier Giorgio), cattolici ferventi insieme a non praticanti e ad individui di ben altre convinzioni nell'ambito della politica e della religione. Le attestazioni di stima rilasciate in quel frangente sono unanimi, come quella di Filippo Turati, che scrive: "Era veramente un uomo, Pier Giorgio Frassati. Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito che riempie di riverente stupore anche chi non condivideva la sua fede… Questo giovane laureando in ingegneria… aveva l'occhio sereno e dolce dell'uomo che si sente accoratamente fratello agli altri uomini, ai più miseri ed infelici…".
Il 20 maggio 1990 Giovanni Paolo II beatifica Pier Giorgio Frassati. Al cospetto dell'arazzo che ritrae un giovane alpinista in vetta a una montagna, una folla sterminata, tra la quale risaltano molti giovani italiani e polacchi, ascolta commossa le parole del Santo Padre: "Ad uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio Frassati, un giovane moderno e pieno di vita, non presenta granché di straordinario. Ma proprio questa è l'originalità della sua virtù, che invita a riflettere e che ci spinge all'imitazione. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente, tanto che l'adesione al Vangelo si traduce in attenzione amorosa ai poveri e ai bisognosi, in un crescendo continuo sino agli ultimi giorni della malattia che lo porterà alla morte. Il gusto del bello e dell'arte, la passione per lo sport e per la montagna, l'attenzione ai problemi della società non gli impediscono il rapporto costante con l'Assoluto. Tutta immersa nel Mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena".
(Gregorio Curto_31-08-2020)

Le venti giornate di Torino : inchiesta di fine secolo / Giorgio De Maria

Ottimo weird italiano

Sicuramente WEIRD, più che urban fantasy o horror, e con una singolare storia editoriale.

Ambientato a Torino, racconta in forma diaristica una sorta di indagine di un intellettuale (impiegato, per campare) su una serie di eventi inspiegati avvenuti dieci anni prima.

C'è una Biblioteca che più che quella di Babele, ricorda i social dei nostri anni.
Ci sono gli anni di piombo.
Ci sono presenze che risucchiano l'energia psichica degli abitanti.
C'è un finale perfetto per questo romanzo.

Un pezzetto dal penultimo capitolo:

"... deve aver compreso, la Natura, dando un'occhiatina spregiudicata alla nostra storia, dove avrebbe trovato le condizioni di sicurezza necessarie per tentare qualche nuovo esperimento di vita. Gli inamovibili, gli insospettabili, per quanto intimamente inerti e lordi di sangue dalla testa ai piedi, hanno sempre trovato condizioni di vita ideali, di assoluta sicurezza nel nostro paese."

Se lo consiglio? Assolutamente si!

Una storia privata - Carla Maria Russo

Carla Maria Russo è una scrittrice fantastica: ripercorre la storia con la S maiuscola e l'arricchisce di tante storie con la s minuscola avvincenti, appassionanti. Fa dialogare personaggi storici, ricostruisce situazioni e intesse vicende romanzate in maniera eccellente. Tutto questo è presente anche in questo libro come premessa, rispetto alle altre sue opere risulta un po' "incompiuto" o forse "compiuto troppo in fretta": la matassa si è srotolata lasciando ancora dei fili sospesi

Fiore di roccia - Ilaria Tuti

Un romanzo che fa luce su un aspetto poco noto della prima guerra mondiale, quello delle Portatrici Carniche. Una scrittura sapiente e coinvolgente, una profonda capacità di descrivere paesaggi, situazioni e sentimenti.

Pastorale americana / Philip Roth ; traduzione di Vincenzo Mantovani

Chiaro l'intento, quello di "registrare" il frantumarsi del "sogno americano", con le sue illusorie sicurezze, con le facciate convenzionali e il conformismo, ma non condivido il modo: una figlia terrorista che rappresenta la dissoluzione di quel mondo avrebbe meritato un'indagine psicologica/emotiva differente. Rimane tutto sulla superficie: il difficile rapporto con la madre, che rappresenta nella sua visione lo stereotipo vuoto e forzatamente estatico dell'America, il difficile rapporto col padre, di cui vede solo l'essere tutto d'un pezzo e non le fragilità, sono a mio parere appena percepiti. Si preferisce lasciar spazio alla narrazione, al racconto del contesto, spesso ridondante.

Il bicchiere della staffa - Dominique Manotti

Lettura interrotta dopo cinquanta pagine.
Mi sembra che la storia non inizi mai.
La narrazione è piuttosto "personale", a volte in forma impersonale, a volte in prima persona.
Può darsi che proseguendo migliori, ma perché rischiare? Ci sono ancora così tanti libri da leggere...

Il cardo e la croce - Paolo Gulisano

A volte la narrazione è confusa, con riferimenti a fatti introdotti successivamente.
Si capisce che non è opera di uno storico.
Ci sarebbe qualcosa da ridire anche sulla grammatica.
Sicuramente sull'argomento si trova di meglio.