Vedi tutti

Gli ultimi messaggi del Forum

La via del guerriero - Yukio Mishima

A distanza di una ventina d’anni torna nelle librerie il commento ad Hagakure nel quale Mishima contestualizza gli insegnamenti sapienziali del Settecento nipponico collegandoli alla realtà dell’epoca e al suo proprio vissuto personale. Rispetto alla precedente edizione Bompiani si è voluto “sanitizzare” l’approccio tetro che sottolineava fin dal titolo (era “La via del samurai”) la relazione tra l’etica del samurai e l’idea costante della morte e del suicidio che la dovrebbe guidare. Ne viene fuori un libro piú leggero e meno ideologico, senza nessuna prefazione che speculi troppo sul suicidio rituale di Mishima avvenuto pochi anni dopo. Stupisce tuttavia come una pietra miliare di questo calibro venga poco pubblicizzata dalle stesse librerie di catena: forse viene ancora ritenuto troppo “pericoloso”, nonostante la sanificazione.

Feltrinelli, 2023, pag. 160, 16 euri

Giulietta e Romeo: da William Shakespeare / Roberto Piumini ; illustrazioni di Nella Bosnia

Mantiene tutto il suo fascino, nello scorrere dei secoli e nelle varie riscritture che ne sono state tratte, la vicenda dei due giovanissimi innamorati (Romeo e Giulietta) resi celebri dalla omonima tragedia di Shakespeare. Nella narrazione di Roberto Piumini la vicenda (che si svolge a Verona, all’inizio del secolo XIV) si apre con un temporale che sorprende Giulietta, mentre è in veglia nella sua stanza, durante una notte di primavera. Poco dopo, un dialogo tra il conte Paride e Romeo, due personaggi ingabbiati in progetti e pensieri piuttosto frivoli, che si comunicano con un linguaggio ricercato, ma non certo evocativo di sentimenti profondi.
La storia ha poi una svolta, quando al ballo che si svolge in casa di Giulietta, Romeo si presenta mascherato, come molti altri invitati, e si innamora a prima vista della giovanissima padroncina (lui non ha ancora vent’anni e lei ne ha poco meno di quattordici). Giulietta è ugualmente conquistata dal fascino che Romeo esercita su di lei; il suo unico cruccio è che le loro famiglie (Capuleti e Montecchi) sono nemiche giurate da più generazioni, come si evince anche nello splendido primo dialogo segreto che i due innamorati hanno nel giardino della casa di lei, rischiarato dalla luna. “Romeo – lei disse alla luna. - Perché sei Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome. Oppure, se non vuoi, giura di essere il mio amore, e io smetterò di essere una Capuleti”. E l’amato replica: “Io ti prendo in parola. Chiamami amore, e sarò battezzato di nuovo. Non voglio più essere Romeo”.
Con la complicità dell’anziana nutrice, Giulietta si allontana nascostamente da casa e giunge al convento di Padre Lorenzo, che li unisce in matrimonio. Ma il destino si mostra subito avverso ai novelli sposi. Trascinato in una lite, Romeo uccide il nobile Tebaldo ed è per questo delitto condannato all’esilio; mentre Giulietta subisce le pesanti insistenze del padre, che la vuole sposa del conte Paride: un matrimonio già fissato anche nella data, da lì a pochissimi giorni. Padre Lorenzo, dopo che anche la vecchia nutrice ha voltato la faccia a Giulietta, rimane l’unica speranza della giovanissima sposa, che si affretta a raggiungere il convento, simulando di volersi confessare prima delle nozze con Paride. Una pozione che dà l’apparenza della morte per quarantotto ore – le suggerisce il frate - potrà salvarla. Dovrà avere molto coraggio: la berrà la sera prima delle nozze, mentre un fidato messaggero avviserà del piano escogitato l’esiliato Romeo, rifugiatosi a Mantova.
Il piano non va a buon fine, come sa bene chi già conosce la trama della tragedia shakespeariana, che si conclude tuttavia con i genitori Montecchi e Capuleti profondamente commossi e finalmente riconciliati.
A tratti il linguaggio è di altissima poesia, ricco di splendide metafore:
-Poi tuoni si erano fatti più secchi, alte urla d’aria che si rompeva, e i fulmini avevano tagliato il buio come graffi giganteschi del Demonio.
-Una dozzina di rondini, alte sopra i camini, cucivano l’azzurro con fili di grido.
-Auguriamoci che queste lame ci siano buone compagne: sempre fedeli al fianco, senza uscire a fischiare e cantare pericolose canzoni.
(Gregorio Curto – 2024-01-17)

Le cinque isole / racconto di Roberto Piumini ; illustrazioni di Cecco Mariniello

Temè e Mada sono i nomi delle isole abitate da due popoli, che da esse prendono il nome. I Temè sono abili nuotatori e navigatori: con le loro navi prendono il largo, pescano abbondantemente, raggiungono ad intervalli di tempo regolari Mada. Qui avviene un commercio utilissimo ad entrambi i popoli: i Mada, che sono agricoltori incapaci di nuotare e navigare, barattano infatti parte del loro grano con del pesce portato loro dai Temè. Tutto sembra filare liscio: Bem (capo dei Temè) e Houka (capo dei Mada) si rispettano e stimano a vicenda e c’è pure un buon rapporto tra le loro mogli e tra i loro figli. Tra le isole abitate dai due popoli ve ne sono però altre tre, per il possesso delle quali scocca ad un certo punto la scintilla della inimicizia tra i due popoli. Due di queste isole sono completamente disabitate (Vu, vicina a Temè; Kima, vicina a Mada), mentre nella terza (Uani) si è stabilito un saggio di nome Samas, che vive da solo in totale autosufficienza ed in piena armonia con la natura.
La vicenda ha una prima svolta quando Sai (piccolo Mada, figlio del capo Houca) viene sbarcato nell’isola di Uani ed incontra Samas, che gli insegna a nuotare (dapprima in un lago) e, in un secondo tempo, gli svela molti segreti del mare. Nel frattempo si accendono le mire imperialistiche di Bem, che occupa in un primo tempo l’isola di Vu, invade poi Uani prendendo prigioniero Samas, si spinge quindi fino all’isola di Kima (dove i Mada avevano posto le loro insegne, dopo averla con difficoltà raggiunta su barche tenute in sicurezza da una corda).
Mentre tutto sembra precipitare verso una guerra aperta, dopo che Bem ha minacciato di usare armi pesanti contro i Mada, Samas e Sai lavorano nascostamente per la pace, appoggiati da pochi Temè “dissidenti”, tra i quali spiccano la stessa moglie e il figlio di Bem. Negli ultimi capitoli del libro la vicenda si risolve in modo sorprendente, con uno sguardo ammirato ad una natura incontaminata e “forte”, più forte della cattiveria degli uomini, quando Sai incontra una balena e,negli abissi del mare, può esplorare le meraviglie della barriera corallina…
“L’immenso occhio della balena era assolutamente immobile nell’acqua. L’occhio guardava sai, tranquillamente. Nel fascio di luce azzurra, il ragazzo vide due colonne di bollicine salire dalla fronte della balena. Vibrando raggiungevano l’apertura tonda, vi entravano, passavano accanto al suo volto, facendogli solletico. Il bambino mosse le labbra chiuse in una specie di sorriso. Gli sembrava che quelle perle d’aria fossero un dono per lui. La balena no si spostava, mentre quei fili di bolle continuavano a passargli accanto, intrecciandosi leggermente prima di salire verso la superficie del lago.
Le cinque isole è un racconto appassionante, che richiede solo molta attenzione, specialmente nei primi capitoli, per memorizzare i nomi dei personaggi, le cui gesta si intrecciano nel complesso svolgersi della vicenda. Molto belli sono anche i disegni, quasi tutti a piena pagina e splendidamente colorati
(Gregorio Curto – 2024-01-17)

L'amore molesto / Elena Ferrante

Tornata a Napoli per ripercorrere i luoghi della propria infanzia alla ricerca di una spiegazione per la recente morte della madre, la protagonista riesamina la relazione tra sé e la donna, decostruendo e ricomponendo i ricordi di fatti avvenuti nella sua vita, che il tempo aveva confuso con quelli dell’altra, riportando a galla verità scabrose sepolte nel passato. Il primo romanzo della fantomatica Elena Ferrante incomincia come un noir abbastanza tradizionale, ma durante il racconto dissemina particolari comportamentali e psicologici di natura, diciamo cosí, sospetta (per esempio, la sua frigidità, o l’anelito al non volersi scoprire somigliante alla madre) che convogliano abilmente verso l’agnizione del finale. Notevole, anche se sa un po’ troppo di “vecchio”.

Tuo, Simon - [directed by Greg Berlanti]

Premesso che è un bel film, godibile, avvincente, commovente, con tutti gli ingredienti giusti per rappresentare un punto di riferimento per gli adolescenti omosessuali di questo primo mondo, ecco, non posso non notare che soprattutto nel secondo tempo, quando tutti i nodi vengono al pettine, s'ingolfa un po' nel melodrammatico, tanto che mi ricorda certi film di 20/30 anni fa, quelli che finivano spesso in tragedia, col classico suicidio. Qui si passa tutto il secondo tempo a contemplare il bel Nick Robinson a piangere: grande prova attoriale, povero Nick, gli vengono di certe occhiaie! Poi, a catena, iniziano a piangere rispettivamente la sorella perché esclusa dalle confidenze del fratello; la madre, onnicomprensiva ma con grandi sensi di colpa perché ahimè psicologa; e il padre, ovviamente il più turbato perché reo di machismo residuo da maschio alpha. Tutto sommato però il nostro eroe se la cava, è proprio un ragazzo fortunato, è sommamente improbabile infatti che dietro un profilo internet senza foto si nasconda un bonazzo, statisticamente i brutti grassi bavosi sfigati sono mooolti di più!

High School Musical 3. Senior year [Videoregistrazione] / regia di Kenny Ortega ; soggetto e sceneggiatura di Peter Barsocchini ; musiche di David Lawrence

È necessario che io spezzi una lancia in favore di questo terzo e ultimo episodio e finalmente di tutta la serie bistrattata dalla critica (ma non dal pubblico, almeno dagli incassi), perché rappresenta ancora bene il sogno americano, che giustifica il musical in generale come genere... A parte la bellezza degli artisti (è bello ciò che piace), a parte la loro bravura canora e coreutica (io posso valutare per esperienza solo la seconda), il film continua ad essere divertente, coinvolgente, ben doppiato soprattutto dal tremolante Aquilone, fa dei richiami ironici a Chorus line, all'Attimo fuggente, anzi dirò di più: il calo qualitativo del secondo episodio si giustifica col terzo, le caratterizzazioni dei personaggi hanno un loro senso, il cerchio si chiude in gloria, vince l'amore ovviamente e la tesi esposta dal primo film e offuscata e corrotta nell'antitesi del secondo si metamorfosizza nella sintesi del terzo. La dichiarazione davanti a tutti, l'urlo da solo (ma non solo) sono solo due scene memorabili... ma è proprio l'insistere sugli addii, sulle ultime cose (un'escatologia di famiglia, di gruppo) a renderlo forse speciale. Il marziano che lo vedrà fra cinquemila anni si farà l'idea di quanto fossimo felici... Evviva!

Fare spazio - Roberto Battiston

La lettura risulta scorrevole e semplice. Il contenuto è distribuito e organizzato per la funzione del libro che è piu una guida anche se ha molti anni. se l'autore non si fosse divulgato nella spiegazione delle varie sigle delle missioni o dei satelliti, il libro avrebbe la metà delle pagine

Investire senza trappole - Costantino Forgione

Buon libro su come investire i propri risparmi in maniera consapevole.
Ovviamente l'autore stesso tira l'acqua al proprio mulino, ossia consiglia di affidarsi a consulenti finanziari.
Comunque spiega in maniera chiara argomenti complessi.
Consiglio poi di approfondire anche in altri volumi.

Re: Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con la mutua [DVD] / Alberto Sordi in ; con Evelyn Stewart ... [et al.] ; regia Luciano Salce

Vorrei capire come mai io con la mutua vado al centro diurno stella polare di Monza e la mia famiglia è in contatto con altre persone che organizzano escursioni in montagna o nei parchi e le attività sportive non sono differenti.
Inizio ad avere l' impressione che le attività fisiche siano molto simili e che non differisca molto da una attività fisica all' altra e che guidare la bicicletta sia la stessa cosa che partecipare a tutte queste attività che comunque sono anche un peso per la struttura ospedaliera.
Grazie, gradirei una risposta perché penso che un primario abbia una certa cultura in materia.
Cordiali saluti,
Dottoressa Eva Croce

San Francesco

“Fu davvero un trovatore – scrive di Francesco d’Assisi Gilbert Keith Chesterton – e lo fu fin nell’ultima agonia della sua ascesi. Fu un amante. Innamorato di Dio e, davvero e sinceramente, innamorato degli uomini – vocazione, questa, anche molto più rara”. Se raccontassimo la sua storia come quella di un trovatore e delle folli imprese compiute per una dama “non trovemmo più alcuna contraddizione tra il poeta che raccoglie fiori sotto il sole e colui che soffre una veglia gelida nella neve; tra chi loda le bellezze terrene e materiali, e però si priva di cibo; tra chi glorifica oro e porpora, e però si ricopre di stracci; tra chi cerca bramosamente una vita felice, ma ha anche una sete enorme di morte”.
Il saggio di Chesterton su San Francesco ripercorre la vita dell’assisiate cogliendo vari aspetti di una personalità sorprendente, che si evolve in alcune ben definite tappe, nell’incalzare vertiginoso di un assai breve e travagliato percorso. Il giovane figlio del benestante Pietro Bernardone non rinuncia a una vita agiata, a piacevoli compagnie, a vestiti eleganti. Significativo è però un episodio sul quale Chesterton si sofferma nelle prime pagine del suo saggio.
Un giorno, mentre vende i suoi preziosi tessuti al mercato, tutto preso dal suo lavoro, Francesco non dà prontamente retta ad un povero che gli chiedeva l’elemosina. Quando termina l’affare con il cliente, si accorge che il povero se ne è già andato. “Balzò via, allora, dalla sua postazione, lasciò tutte le balle di velluto e i ricami dietro di sé, senza darsene cura, corse per il mercato come una freccia scoccata da un arco. Sempre di corsa, affrontò il labirinto di strade strette e tortuose della cittadina cercando il suo mendicante, finché finalmente non lo trovò e lo sommerse, quel mendicante attonito, di denaro. Poi tornò in sé, parlò e giurò su Dio che per tutta la vita non avrebbe mai più rifiutato di aiutare un uomo povero”.
Alla giovinezza agiata seguono la guerra, la prigionia, la malattia; quindi (altro incontro particolarmente significativo, ricordato come tappa fondamentale dal Santo stesso, nel suo Testamento) l’incontro con il lebbroso, prima della ben nota brusca rottura del rapporto col padre, al quale restituisce anche i vestiti che indossa, sulla piazza di Assisi, alla presenza del Vescovo. Segue il tempo di un peregrinare scalzo, solitario e inquieto, durante il quale Francesco mendica cibo e vesti e si adopera per restaurare con mezzi assai poveri la chiesetta di San Damiano. Poi, “quando iniziò a fissare intensamente la parola ‘folle’, scritta a caratteri luminosi davanti a sé, quest’ultima iniziò a brillare e a cambiare”. Siamo infatti davanti a un vero ‘ribaltamento spirituale’, che l’autore del saggio così spiega: “Se un uomo… vedesse il mondo capovolto, con tutti gli alberi e le torri al contrario, come fossero riflessi in una pozzanghera, un effetto potrebbe essere in lui quello di enfatizzare l’idea di ‘dipendenza’. Esiste infatti un’etimologia latina che sottolinea come la parola ‘dipendente’ significhi ‘appeso’. Risulterebbe chiaro allora il testo scritturale che afferma che Dio ha appeso il mondo sul nulla… Mentre all’occhio comune la grande imponenza delle mura [di Assisi], delle fondamenta massicce, delle torri, dell’alta cittadella potevano rendere la città più sicura e più solida, nel momento in cui l’immagine è capovolta, la città appare disarmata e indifesa”.
È questo un ‘capovolgimento spirituale’, certo per il lettore sorprendente e paradossale, che può però gettar luce su altre tappe e aspetti della vita del Santo: la gioia immensa nella povertà estrema, la vocazione di Chiare e la dedizione a Dio delle sue prime consorelle, il grande seguito dell’Assisiate (dopo gli anni in cui il solo Bernardo e il canonico Pietro lo avevano capito e valorizzato). Di ritorno dal suo primo viaggio a Roma con i primi undici compagni di avventura (dove ottiene dal Papa Innocenzo III la prima approvazione orale alla sua Regola), Francesco è riconosciuto come una grande “luce sulla vita”: dalle autorità e dal popolo, dai ricchi e dalla povera gente.
Nelle pagine dedicate a Francesco “specchio di Cristo” l’autore nota che il Santo “è specchio di Cristo come la luna è specchio del sole. La luna è molto più piccola del sole, ma è molto più vicina a noi; pur essendo meno luminosa, è però possibile osservarla meglio. Esattamente allo stesso modo, San Francesco è più prossimo a noi, ed essendo un semplice uomo come noi risulta più comprensibile”. Considera poi, riflettendo sull’insegnamento di Gesù di porgere l’altra guancia, che “questo paradosso verrebbe perfettamente accettabile, quando fosse messo in bocca a Francesco che parla ai Francescani”, documentando poi l’affermazione con dei fatti. “Nessuno si sorprenderebbe – prosegue infatti Chesterton - se leggesse che frate Ginepro rincorse il ladro che gli aveva rubato il cappuccio, pregandolo di prendergli anche il saio, poiché così aveva ordinato Francesco. E tanto meno si stupirebbe di sentir narrare come il Santo avesse detto a un giovane nobile, che stava per essere ammesso tra i suoi compagni, di inseguire un bandito non per recuperare le scarpe rubate, ma per pregarlo di accettare in dono anche le calze”.
Altri capitoli del libro trattano dell’istituzione dell’Ordine Secolare Francescano, della missione dell’Assisiate in Terra Santa, delle stimmate impresse nella carne di Francesco (e della credibilità dei miracoli); infine del transito, avvenuto tra le arcate e i portici della Porziuncola, dove “calò un improvviso silenzio; e tutte le figure in saio restarono immobili, come statue di bronzo. Si era fermato quel grande cuore che non aveva avuto quiete finché non gli era stato permesso di tenere tra le mani il mondo intero”.
(Gregorio Curto – 2024-03-16)

Il tribunale degli uccelli - Agnes Ravatn

Difficilmente lascio recensioni, ma questo libro é stato veramente una delusione. La trama non ha niente di originale, molte " influenze" hitchcockiane ( gli uccelli, la prima moglie, il vedovo misterioso), il finale piú che prevedibile.

Caterina e i Capellosi - Alessandro Tota

un'avventura tra pari fantasiosa e originale per non schizzinosi, un'eroina modernissima coraggiosa e agile che in men che non si dica diventa la capessa della banda.
La lettura autonoma di mia figlia fatica a decollare ma con questo fumetto è stata impegnata diversi giorni con letture e riletture e racconti entusiasti.
E c'è anche un secondo libro!

Brave new world - Aldous Huxley

Lettura consigliata a lettori che hanno vissuto un po di anni nel Regno Unito. Inappropriata proposta europea che non corrisponde a nulla del pensiero europeo attuale: (esca Marcia). Comin que chi volesse inoltrarsi nel genere, dovrete ridere leggendo la novella che è ancora sotto braccio a studenti inglesi. Se ciò non dovesse avvenire non solo avrete sbagliato libro ma soprattutto, non saprete neanche la lingua.
Copertina europea cambiata , come il test divertente sul finale .
perciò
buona lettura.